Rachele fa il boom di preferenze in Campidoglio. L’eterno reality show della famiglia Mussolini

Ott 6, 2021

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    Non bastava il cognome, ha aggiunto il nome. Dunque Mussolini e poi Rachele, il massimo della provocazione e il minimo per il disprezzo e la derisione dei suoi avversari, direi nemici. Rachele Mussolini ha ricevuto il più alto numero di preferenze nella lista di Fratelli d’Italia, ribadendo il posto nel consiglio comunale di Roma. L’elezione provoca malumori vari e commenti di repertorio, i Mussolini si portano avanti non soltanto nella storia ma pure nella cronaca.

    Rachele è figlia di Carla Maria Puccini, donna affascinante e attrice di televisione e di teatro, seconda moglie di Romano Mussolini; se portasse il cognome della madre non creerebbe fastidi di salotto e di piazza ma si ritrova a fare i conti con Alessandra, figlia di Maria Scicolone, prima consorte del succitato Romano grande artista di musica jazz e figlio di Benito. Va da sé che l’araldica di famiglia non segnala rapporti sempre sereni, non siamo a Parenti Serpenti (Monicelli) ma non sono tutti fratelli d’Italia, al di là dell’appartenenza di partito. Ad esempio va segnalato Caio Giulio Cesare, nato a Buenos Aires il 4 marzo del Sessantotto, pure lui Mussolini, figlio di Guido e nipote di Vittorio, primo maschio del duce, divenuto famoso anche come produttore e sceneggiatore cinematografico con lo pseudonimo di Tito Silvio Mursino (trattavasi dell’anagramma del nome e del cognome) scrivendo soggetti di un film, «Un pilota ritorna», con Massimo Girotti e Michela Belmonte, sceneggiato, tra gli altri, da Michelangelo Antonioni e diretto dalla regia di Roberto Rossellini. Vittorio, fedele al regime e al padre, dopo la guerra si rifugiò in Sudamerica da cui l’origine natale argentina del Caio Giulio Cesare sposo di Francesca Boselli e padre di Carlo Alberto che prosegue la dinastia, insieme con la sorella Costanza, la quale, dicono, si sia data all’ippica nel senso della disciplina dell’equitazione.

    C’è sempre aria di spettacolo nel reality mussoliniano. Ad esempio il Caio Giulio Cesare ha preso le distanze dall’Alessandra, ricordandone il curriculum di attrice del cinema e frequentatrice di gossip, territorio che lui disconosce essendo titolare di due lauree e frequentatore di tre lingue e non di salotti televisivi del pettegolezzo. La saga continua nel vociare romano, Rachele si deve difendere da pregiudizi di repertorio, nella sana democrazia nostrana il suo cognome è un handicap che non ha alcuna zona di parcheggio riservato, anzi le viene negato l’accesso a Instagram nel momento in cui ha osato commemorare l’anniversario della morte del nonno, che da vivo commise errori mille ma pure da defunto non permette a parenti vicini e lontani qualunque tipo di memoria e rispetto.

    La chiacchiera corre veloce nella capitale, Rachele ha spiazzato chi la dava fuori dai nuovi giochi comunali, dopo aver riconosciuto maggiore perizia e militanza politica alla «sorellastra», termine che lei respinge con fastidio, sta prendendo gusto alla carriera, lo riprovano gli oltre 5mila voti di preferenza che ha raccolto, nonostante il nome e nonostante il cognome. È un nuovo inizio, come si usa dire, evitando spettacoli in prima serata, cantando e ballando. Come palcoscenico, basta il comune di Roma.


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