• Re Carlo a Belfast, inno all’unità col Nord Irlanda

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     Una visita lampo di alcune ore ma con un grande significato storico. Dopo aver lasciato la fiera e indomita Scozia, re Carlo III è andato per la prima volta come sovrano nella nazione più complicata da sempre delle quattro che compongono il Regno Unito, l’Irlanda del Nord, e ha lasciato il segno con un importante messaggio di unità.

    In un’atmosfera solenne come questa, dopo la morte della regina Elisabetta e la necessità di portare avanti quanto da lei fatto per la riconciliazione della terra segnata dal conflitto interno dei Troubles, la promessa fatta a Belfast non poteva che essere solenne. “Mi assumo i miei nuovi doveri deciso a cercare il benessere di tutti gli abitanti dell’Irlanda del Nord”, ha detto il sovrano a Hillsborough Castle di fronte alle autorità e ai rappresentanti di tutti i partiti locali. Poco prima aveva ricevuto le condoglianze per la morte della madre dallo Speaker del Parlamento locale, Alex Maskey, ex pugile di fama ed esponente del repubblicano Sinn Fein nonché ex prigioniero politico: non senza qualche critica allo stallo istituzionale a Belfast, ha sottolineato il grande impegno della sovrana, capace di “fare una differenza enorme nel cambiare atteggiamento” e quindi di contribuire a risolvere storiche contrapposizioni.
        Rispetto, non certo sottomissione al monarca, ma soprattutto una grande apertura al dialogo da parte dei repubblicani. Tanti hanno sofferto negli anni del conflitto nordirlandese, lo ha sottolineato lo stesso Carlo parlando del “dolore” patito. Anche da lui stesso, con l’attentato a Lord Louis Mountbatten – suo precettore e zio prediletto, oltre che ultimo viceré delle Indie e Primo Lord del Mare – che proprio per mano dell’Ira trovò la morte nel 1979 in Irlanda. Anche se il nuovo sovrano non ha un ruolo politico esecutivo può comunque usare una certa ‘moral suasion’ rispetto ai rapporti tra unionisti e repubblicani, tuttora caratterizzati da forti tensioni, come lo stallo politico dopo la vittoria elettorale dello Sinn Fein e la mancata costituzione di un governo di unità nazionale, oltre ai contrasti sul Protocollo per l’Irlanda del Nord che coinvolgono anche Londra e l’Ue.
        Del resto Carlo ha un grande passato di impegno per la riconciliazione in questa regione, che si somma a quello della sovrana, a partire dal grande gesto del 2012, quando Elisabetta strinse la mano all’ex comandante dell’Ira Martin McGuinness, allora vice first minister nel governo di Belfast. Il figlio ha proseguito il percorso della madre e ne ha raccolto il testimone già negli anni in cui era erede al trono, come nella visita del maggio 2015 con un’altra stretta di mano, in quel caso con Gerry Adams, storico leader dello Sinn Fein.

    In quei giorni Carlo disse andando nella contea irlandese di Sligo, dove lo zio era stato ucciso: “Attraverso questa esperienza ora capisco in modo profondo i dolori patiti da molti altri su queste isole, di ogni fede, appartenenza o tradizione politica”. Lanciò poi un appello rivolto a tutti, a partire dalle nuove generazioni, per creare qualcosa di nuovo e costruttivo, che ricorda molto quello pronunciato oggi da re. Un messaggio di pace che è stato ribadito anche nella liturgia religiosa (con rito ecumenico) che si è svolta in memoria della regina nella cattedrale di St Anne a Belfast. Con re Carlo c’erano i massimi rappresentanti istituzionali di Gran Bretagna, Irlanda e a livello locale, come la premier Liz Truss e altri esponenti del governo di Londra, mentre erano arrivati da Dublino il presidente irlandese Michael Higgins e il primo ministro Micheal Martin. Un nuovo impegno ha quindi accomunato tutti i protagonisti della complessa realtà nordirlandese. 
       


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