Regionali Lazio, il sondaggio che allarma il Pd: centrodestra verso il 50%

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Al Nazareno è scattato l’ennesimo allarme. Ogni settimana si susseguono sondaggi sempre più drammatici per il Partito democratico, a cui è arrivata un’ulteriore previsione nera in vista delle elezioni regionali che si terranno nel Lazio verosimilmente a febbraio 2023. Lo scenario che viene delineato non lascia spazio a libere interpretazioni: il centrodestra è a un passo dal 50%, ovvero ha le carte in regola per sfiorare la maggioranza assoluta e staccare di circa 20 punti percentuali gli avversari. Che dunque rischiano una pesantissima batosta elettorale.

L’asse Pd-Terzo Polo non decolla

È quanto emerge da una rilevazione dell’istituto Izi, realizzata tra il 12 e il 14 novembre, che è stata riportata da La Repubblica. Nello specifico sono state prese in considerazione tre opzioni differenti in base alla frammentazione del centrosinistra. Il primo caso prevede Alessio D’Amato come candidato unitario di Partito democratico e Terzo Polo contro Fabio Rampelli del centrodestra. Non ci sarebbe partita: l’assessore si fermerebbe al 27,4%, mentre il vicepresidente della Camera volerebbe al 48,8%. Un’eventuale alleanza tra Movimento 5 Stelle e Verdi-Sinistra italiana si attesterebbe al 23,8%, tallonando quindi dem e Azione-Italia Viva.

La sinistra spaccata va a rotoli

Il secondo scenario prospetta il centrosinistra in ordine sparso in tre componenti: D’Amato otterebbe più o meno gli stessi voti stimati in precedenza; il Movimento 5 Stelle calerebbe verso il 17%; la federazione tra Verdi e Sinistra italiana potrebbe totalizzare il 9,2% con l’ipotesi che porta all’eurodeputato Massimiliano Smeriglio. Ovviamente un quadro politico del genere non riuscirebbe a fermare il centrodestra, dato per assoluto favorito al 46,6%.

L’ammucchiata rossa fa flop

A questo punto verrebbe da pensare che il campo largo sarebbe l’unica alternativa elettorale per mettere il bastone tra le ruote alla coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Ma davvero l’ammucchiata rossa si potrebbe rivelare così forte? Dubbio lecito, visto che non si prevede un’affermazione tale da portare alla vittoria. Un fronte formato da Partito democratico, Terzo Polo, Verdi-Sinistra italiana, +Europa e liste civiche sfiorerebbe il 33%, mentre il Movimento 5 Stelle potrebbe oltrepassare il 18%. Il centrodestra dilagherebbe e andrebbe molto vicino al 50%.

Le regionali inguaiano Letta&Co

Appare evidente che, alla luce di questi sondaggi, la sfida sembra essere persa in partenza per la sinistra: sia l’asse con il Terzo Polo sia un fronte allargato non sarebbero carte vincenti contro il centrodestra. Parlano chiaramente pure i numeri sul peso delle singole liste: Fratelli d’Italia sfonderebbe quota 30%, il Pd crollerebbe al 15,8% e si farebbe superare con quasi un punto dal M5S.

La soluzione da provare potrebbe essere quella di un campo larghissimo includendo anche il Movimento 5 Stelle, ma in politica la somma non fa il totale. Anche perché si tratterebbe di mettere sotto lo stesso cappello una serie di partiti divisi profondamente sia a livello nazionale sia sul territorio. Pertanto i vari leader – da Enrico Letta a Carlo Calenda, passando per Giuseppe Conte – sono ben consapevoli della forte possibilità di doversi decretare perdenti.

Il fronte rosso ha rivendicato con orgoglio l’operato di Nicola Zingaretti come presidente della Regione, ma in occasione delle prossime elezioni regionali nel Lazio rischia di andare incontro a una disfatta lampante. Il timore è quello di uscirne con le ossa rotte, specialmente se non si troverà convergenza su un candidato in grado di raccogliere quante più adesioni possibili per l’alleanza. Comunque il centrodestra si appresta a chiudere la partita con quasi la maggioranza assoluta.


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