Regionali, Ucraina e Superbonus. Meloni scettica su governo (e alleati)

Mag 6, 2022

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    Dai rapporti con gli alleati agli attacchi al governo, fino al risiko delle candidature alle Amministrative e alle prossime Regionali siciliane. Giorgia Meloni, dopo la convention milanese, con tanto di ultimatum ai partner di centrodestra, è un fiume in piena. I sondaggi la premiano e la leader di Fratelli d’Italia punta dritta alle elezioni politiche, coltivando il sogno di diventare la prima premier donna nella storia del nostro Paese. Meloni torna all’attacco del governo di Mario Draghi, di cui fanno parte Lega e Forza Italia. «Io penso che la crisi di governo si rischi da diverso tempo e penso anche che sia una buona notizia», dice la presidente di Fdi da Como, dove si trovava per un’iniziativa a sostegno del candidato sindaco di centrodestra Giordano Molteni. Ucraina, catasto, superbonus, delega fiscale. Meloni elenca una dopo l’altra quelle che secondo lei sarebbero le crepe all’interno dell’esecutivo di unità nazionale guidato dall’ex governatore della Bce.

    «Tu non puoi prendere una persona, per quanto autorevole sia, mettergli attorno dei partiti che non condividono niente e pensare che funziona. Non funziona», ecco la dottrina di Fratelli d’Italia. Dardi scoccati contro lo schema delle larghe intese.

    E allora all’attacco su un tema forte per l’elettorato di tutto il centrodestra, il reddito di cittadinanza, definito «scandaloso come il metadone». Il bersaglio è il decreto Aiuti, che prevede una nuova proroga di qualche mese per il contratto dei famigerati navigator, che avrebbero dovuto costituire la spina dorsale del Rdc grillino per quanto riguarda le politiche attive del lavoro. Meloni parla di «una terza proroga di due o quattro mesi prevista nel cosiddetto Decreto Aiuti, per una spesa di 13 milioni di euro finanziata con risorse già assegnate alle Regioni. Pochi mesi, a pensar male giusto il tempo per superare le prossime elezioni amministrative». Un assist alla campagna elettorale del M5s, secondo la leader di Fdi.

    Che usa il bastone e la carota con gli alleati. E così se il governatore leghista Attilio Fontana in Lombardia «sta facendo un ottimo lavoro», allora lo stesso discorso vale per il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. Sulla ricandidatura di Musumeci, indipendente vicinissimo a Fdi, è in corso un dibattito all’interno della coalizione, mentre i meloniani non tollerano ripensamenti sul bis. «Non vedo la ragione per la quale un governatore uscente che ha lavorato bene e che nei sondaggi è dato in testa non debba essere ricandidato per nervosismi locali o per ripicche a livello nazionale». Le prossime elezioni locali saranno il piatto principale di un annunciato vertice per ricomporre le divisioni nel centrodestra. «È questione di giorni, non di ore – prosegue Meloni -: riusciremo a vederci».

    Con la Lega il clima non è dei più sereni. Matteo Salvini ha organizzato la convention del Carroccio a Roma, Fdi invece si è già riunita a Milano, in quello che sembra un gioco di incastri per andare a insidiare il fortino del competitor. «Se saremo invitati andremo, come io avevo invitato tutti i capigruppo del centrodestra», risponde il capo di Fdi. Che rintuzza: «Per Fdi c’è solo il centrodestra, magari altri hanno piani B».

    L’ultima stoccata è sul possibile obbligo di mascherina nei luoghi di lavoro fino al 30 giugno: «Mentre le altre Nazioni tornano alla normalità, l’Italia continua a rimanere ostaggio delle decisioni scellerate di Speranza e Co».


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