• Regista iraniano, la rivoluzione cova da anni, non ci fermeranno

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    Nel film iraniano Chevalier Noir, storia a Teheran di due fratelli, uno coinvolto nel commercio della droga l’altro aspirante pugile, c’è Hana, una ex compagna di classe che esce indossando il velo non con i rigori della legge islamica. Una casualità sconcertante, “che fa effetto agli occidentali ma non a noi immersi nel mondo iraniano, quello che sta accadendo non è qualcosa esploso all’improvviso, una reazione ad un fatto tragico ma estemporaneo, sono anni e anni che stiamo preparando questa rivoluzione”. Lo dice in un’intervista all’ANSA il regista Emad Aleebrahim Dehkordi che ha presentato il suo film d’esordio al festival di Marrakech (11-19 novembre) e prima ancora a San Sebastian. Ha 50 anni e da tre vive a Parigi, insieme a tanti altri artisti della diaspora iraniana. “Ho girato Chevalier Noir a Teheran due anni fa e la scena del velo, che oggi evoca il gesto di Mahsa Amini e il suo martirio, era per così dire nell’aria. Oggi non potrei girarla e in verità non posso tornare al mio paese anche se ho lì tutta la famiglia”, prosegue. A Parigi c’è una comunità che segue a distanza quello che sta accadendo. “Internet e i social stanno facendo la differenza, possiamo mostrare a tutti, rilanciando quello che arriva da lì e così propagare la protesta. E’ un nostro contributo, l’unico al momento possibile”. C’è invece chi sta rischiando davvero tantissimo, l’arresto e il divieto di lavorare. E’ una delle attrici più affermate dell’Iran: Taraneh Alidoosti, vista ad esempio nel film Il Cliente, due premi a Cannes e secondo Oscar per Asghar Farhadi. Ha postato il suo volto a figura interna, senza velo, tenendo in mano il cartello con l’inno della rivoluzione ‘Donna. Vita. Libertà’, portando ulteriore clamore su quello che sta accadendo. “Tareneh è una donna coraggiosa, lei è davvero la più famosa in Iran insieme a Golshifteh Farahani, Leila Hatami per citarne alcune. Ha fatto qualcosa di davvero pericoloso, rischia di essere bannata per sempre. Donne così – dice Emad Aleebrahim Dehkordi – fanno la differenza e posso dire che sono tantissime anche se lei ha messo nel conto un rischio grande per la vita e il suo lavoro. Penso che, proprio per questo coraggio immenso suo, e di tutte le altre e gli altri, perchè il movimento, partito dal velo delle donne è diventato altro, la rivoluzione non si fermerà. E’ qualcosa che si sta allargando a dismisura, non sono gesti isolati, ma richieste che hanno a che fare con i diritti umani, la libertà, le istanze democratiche in un momento in cui la crisi economica nel mondo ma in Iran assicuro davvero tragica sta affamando la popolazione. Come fai a fermare una cosa così?”. Emad Aleebrahim Dehkordi sottolinea anche uno scatto fondamentale tra le generazioni: “Io ho 50 anni e sentivo già queste istanze ma la mia generazione non aveva forse gli strumenti di oggi, che sono ad esempio il web, e vedo queste giovani studentesse in strada così coraggiose e determinate, sanno di rischiare la vita ma vanno avanti, sostenute spesso dalle loro madri. Ecco penso che le cose cambieranno davvero ora”. Il mondo del cinema è coinvolto moltissimo nella protesta, c’è chi è in ‘autoesilio’ in Europa, a Parigi, come Dehkordi, come Farhadi e tanti altri e chi come la Taraneh Alidoosti resta a Teheran. E ci sono i registi detenuti Jafar Panahi condannato a sei anni di carcere, arrestato per aver chiesto alle autorità notizie su due colleghi cineasti arrestati Mohammad Rasoulof e Mostafa Aleahmad. Panahi, che con il suo film girato illegalmente ‘No Bears – Gli orsi non esistono’ ha vinto a Venezia 2022 il premio speciale della giuria, il 4 novembre scorso ha fatto arrivare al festival di Miami (in Usa il film esce il 23 dicembre) che lo ha premiato un audio dalla prigione. “Vi ringrazio, ma ho sogni che vanno oltre tutti i premi del mondo”, ha detto Panahi. “Sogno e ho sempre sognato che nella situazione attuale che sta affrontando il mio Paese, potessi essere con la mia gente e ritrarre la loro lotta per la libertà. Vorrei anche poter fare film invece di ricevere premi perché un regista vive per fare film. Ad ogni modo, spero che verrà un giorno in cui potrò fare un film e partecipare ad un festival con esso. E spero nella realizzazione di tutti i desideri della mia gente”. (ANSA).
       


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