• “Restrizioni comuni”. L’Ue valuta la stretta su chi arriva dalla Cina

    Condividi l'articolo

    L’Italia ha fatto da apripista all’introduzione di misure per evitare che la preoccupante recrudescenza del Coronavirus in Cina possa avere delle ripercussioni ai danni dei Paesi che sono riusciti a mettere alle spalle i momenti più drammatici della pandemia. Dalla Spagna alla Francia, in molti hanno seguito la linea del nostro Paese. E ora anche l’Unione europea inizia a muoversi per trovare una soluzione compatta in tal senso, proprio come auspicato dal governo guidato da Giorgia Meloni.

    Il vertice Ue

    L’impennata dei contagi e dei decessi che in questi giorni si registra a Pechino impone l’adozione di norme a stretto giro affinché il nostro quadro epidemiologico non subisca effetti negativi. Non a caso i Paesi dell’Ue si incontreranno mercoledì 4 gennaio per esaminare tutte le opzioni sul tavolo. La volontà è quella di trovare una risposta congiunta in merito all’arrivo dei viaggiatori provenienti dalla Cina.

    Ad annunciarlo è stata la Svezia, che da oggi prenderà il timone della presidenza del semestre Ue. Dal governo di Stoccolma fanno sapere che si sta cercando una politica comune per l’intera Unione europea “circa l’introduzione di possibili restrizioni all’ingresso“. Alla base c’è una convinzione ben precisa: “È importante mettere in atto rapidamente le misure necessarie“. Ecco perché per mercoledì è stata convocata una riunione del meccanismo di gestione delle crisi del Consiglio (Ipcr).

    Di recente l’Organizzazione mondiale della sanità ha incontrato funzionari cinesi per discutere dell’aumento delle positività: l’Oms ha posto l’attenzione sull’importanza di condividere i dati in tempo reale sull’esplosione dei casi, chiedendo “la condivisione regolare di dati specifici e in tempo reale sulla situazione epidemiologica, dei dati sulle vaccinazioni somministrate e sullo stato delle vaccinazioni, soprattutto nelle persone vulnerabili e negli ultrasessantenni“.

    Il tampone per chi arriva dalla Cina

    Tra esattamentre tre giorni gli Stati membri dell’Ue si riuniranno attorno al tavolo per prendere in esame le possibili norme da partorire contro il dilagare del Covid-19 a Pechino che sembra essere ormai fuori controllo. Nel ventaglio delle ipotesi rientra l’obbligo di tampone per i passeggeri che arrivano dalla Cina al fine di tutelare i cittadini europei, che invece da mesi si trovano in una situazione assolutamente tranquilla.

    Misure di buonsenso che però hanno trovato il parere negativo dell’Ecdc: il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ritiene che lo screening obbligatoro per chi è in arrivo dalla Cina è “ingiustificato“. L’agenzia Ue ha preso una posizione netta in merito, spiegando che i Paesi dell’Unione europea “hanno livelli relativamente alti di immunizzazione e vaccinazione” e che le varianti che circolano in Cina “sono già in circolazione nell’Ue“.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte