• Ricollocamenti, obblighi delle Ong e “Piano Africa”: l’Italia alza la voce e l’Europa nicchia

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    Al Consiglio Ue degli Affari esteri il titolare della Farnesina Antonio Tajani mette sul tavolo quattro richieste a nome del governo italiano: rafforzamento del codice di condotta per le Ong, ricollocamenti tra i Paesi Ue, un piano da 100 miliardi per il nordafrica e un vertice Ue tra i ministri dell’Interno e degli Esteri. Il vicepremier rientra a Roma con tante promesse e senza alcun impegno concreto da parte di Bruxelles.

    Il dossier immigrazione viene affrontato a latere del vertice dei ministri degli Esteri dei 27 Paesi. Il tema centrale è il conflitto in Ucraina. Ma le tensioni tra Italia e Francia sul caso della nave Ong Ocean Viking impongono un aggiornamento dei lavori. Il summit offre a Tajani l’occasione per gettare acqua sul fuoco nel lungo colloquio il sottosegretario francese per gli Affari europei, Laurence Boone: «Le parole di Mattarella e Macron sono state chiare, non vogliamo aprire polemiche nei confronti della Francia e della Germania» chiarisce il vicepremier.

    L’Italia deve spingere in tre direzioni. La prima: ricollocamenti, che devono essere reali e immediati tra i Paesi dell’Ue. La seconda richiesta, la più spinosa, è il codice di condotta per le navi Ong: “Ho posto il problema delle navi delle Ong, ricordando quello che ha scritto Frontex nell’ultima relazione, ossia che sono navi che non fanno soccorso in mare, ma che hanno degli appuntamenti in mezzo al mediterraneo con i trafficanti. Questo deve essere controllato e regolato dall’Ue, con un’azione della Commissione. C’è un codice di condotta e questo deve essere rinforzato”, chiede il capo della Farnesina al termine della riunione. Il governo italiano vuole sottoporre le Ong a due obblighi: le navi che vorranno attraccare ai porti italiani dovranno dimostrare di aver soccorso imbarcazioni a rischio naufragio. Mentre l’altro obbligo prevede che le navi che operano al largo delle coste italiane per il recupero di immigrati devono essere attrezzate ad ospitare gli immigrati a bordo anche per un lungo periodo per consentire alle autorità italiane di effettuare tutti i controlli e valutare lo status.

    Il ministro degli Esteri cerca una sponda in Ue. Sponda che però non arriva. Da Bruxelles parla la portavoce della Commissione Europea per gli Affari Interni, Anitta Hipper: “L’obbligo di salvare le vite in mare vale per tutti, non si possono fare distinzioni tra navi delle Ong ed altre”. Una posizione che ridimensiona le richieste italiane. In Europa i governi di Francia, Germania e Spagna fanno blocco compatto contro il pressing italiano. La coperta è corta. Sul ricollocamento Tajani ribadisce un concetto vecchio: “È un problema europeo, non di Italia e Francia. Ho ribadito che per noi il problema va affrontato a livello comunitario”.

    Tajani dovrà prima fare un lavoro di ricucitura con Francia, Germania e Spagna. L’Italia gioca anche su un altro punto: le intese bilaterali per i rimpatri. Ma la partita più grande l’esecutivo italiano vuole vincerla sul piano da 100 miliardi che l’Europa dovrebbe finanziare, sul modello della Turchia, per il nordafrica. Un piano che punta a bloccare all’origine le partenze: “Andrò in Africa. Ho già parlato con alcuni ministri degli Esteri dei Paesi del nordafrica, compresa la ministra libica. Il primo impegno ora è nei Balcani perché c’è una situazione di emergenza ma anche in Africa andrò perché credo che sia giusto affrontare il problema a monte perché bisogna fare accordi con i Paesi di origine per fermare le partenze”.
    Il piano italiano prevede la costruzione di campi profughi in Nordafrica, soprattutto in Tunisia e Libia, con la presenza di organizzazioni umanitarie e forze militari europee, dove raccogliere le domande d’asilo e preparare un’equa distribuzione in tutta l’Unione. Davanti alle resistenze europee il governo italiano non ha altra strada che rispolverare la linea dura dei porti chiusi.


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