Rimini. 8 Marzo, Donne in Campo–Cia Romagna: servono risorse per migliorare i servizi nelle aree rurali e più sostegno alla multifunzionalità, accesso al credito e alla terra

8 Marzo, Donne in Campo–Cia Romagna: servono risorse per migliorare i servizi nelle aree rurali e più sostegno alla multifunzionalità, accesso al credito e alla terra

Rimini, 6 marzo 2021 – Soffrono la crisi causata dalla pandemia e, in un anno, sono calate del 3,1% in provincia di Rimini. Sono le aziende agricole a conduzione femminile, che nel riminese rappresentano il 21,8% del totale delle imprese attive e incidono per il 7,1% sulle imprese femminili. A fine 2020 risultavano 530 quelle attive, -3,1% rispetto all’anno precedente. A evidenziare il quadro della situazione è Donne in Campo, l’Associazione al femminile di Cia-Agricoltori Italiani Romagna, che sottolinea quanto queste aziende siano, in realtà, le più impegnate nella sicurezza alimentare e nel biologico, nella custodia e nella valorizzazione della biodiversità.

Le difficoltà legate all’emergenza sanitaria hanno colpito in maniera trasversale tutti i settori e i comparti, ma fra questi ce ne sono alcuni che sono in maggiore sofferenza. “Nel settore agricolo gli agriturismi e le fattorie didattiche sono sicuramente i comparti che stanno attraversando una crisi senza precedenti, insieme alle aziende agricole i cui prodotti servono l’HO.RE.CA. e la ristorazione in generale”. Queste le parole di Stefania Malavolti, coordinatrice Donne in Campo – Cia Romagna. È stata penalizzata anche la vendita diretta in parte a inizio emergenza sanitaria, con la confusione e i divieti che hanno colpito anche i mercati all’aperto, prima vietati poi, anche per l’azione di Cia Romagna, pian piano organizzati e riaperti rispettando le giuste regole per il contenimento della diffusione del virus. “Ci siamo organizzati anche per la vendita online e la consegna a domiciliospiega la Malavoltima questa, almeno per l’esperienza delle nostre zone, ha comportato molto impegno, si viaggia un’intera giornata e si realizza un terzo rispetto alla vendita diretta sul posto. In ogni caso il valore della consegna a domicilio (come di altri multiservizi), soprattutto per le aree interne della collina e della montagna, va oltre il soddisfacimento di un’esigenza di base come il mangiare. In particolare in questo periodo, che sta diventando lungo, fatto di assenze e distanze rappresenta un nutrimento sociale, nel rigoroso rispetto di tutte le norme anti Covid-19, specialmente per le persone che sono sole a prescindere dall’emergenza: è un modo per dire noi ci siamo”.

Come Donne in Campo si chiede al nuovo Governo e al nuovo ministro per le politiche agricole Stefano Patuanelli che l’impegno multifunzionale delle imprese agricole sia premiato e incentivato con risorse ad hoc, perché fornisce ai cittadini e alle comunità un servizio fondamentale. Pensiamo alle fattorie sociali e didattiche, agli agri-asili, agli agriturismi, che offrono conoscenza, inclusione e integrazione, turismo e benessere. Serve rafforzare gli strumenti di accesso al credito e favorire l’accesso alla terra da parte delle donne a tutte le età. Servono investimenti per il miglioramento e lo sviluppo dei servizi sociali e digitali nelle aree rurali; presidi territoriali sociosanitari per una rete di assistenza diffusa, asili, scuole, banda larga diffusa. Elementi che favoriscono la crescita dell’imprenditoria femminile, aiutando le donne nel lavoro di cura e sostegno alla famiglia, per poter strutturare le proprie aziende e creare valore aggiunto per il territorio. Attenzione all’ambiente, alla biodiversità, cura e manutenzione del paesaggio, del benessere animale, è l’impegno che agricoltori e allevatori mettono nel loro lavoro ogni giorno, donne e uomini, consapevoli dei nuovi obiettivi green dell’Unione Europea, consapevoli che in questa regione tanto si è fatto e si sta facendo. Tutto questo volto a rafforzare il sistema produttivo italiano, produrre materiali sostenibili, creare nuova occupazione femminile e giovanile.

Imprese agricole femminili attive in Romagna al 31.12.2020 (Fonte: Unioncamere, Camera di Commercio di Ravenna, Camera di Commercio della Romagna, rielaborazione Cia Romagna)

In Romagna, comprendendo le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, al 31.12.2020 le imprese femminili attive erano 22.153 e hanno segnato una contrazione media di circa lo 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Le imprese agricole femminili attive erano 2.860 e hanno registrato, rispetto allo stesso periodo del 2019, un calo medio di circa il 2,3%. Il totale delle imprese attive (femminili e non, agricole e non) in Romagna era di 104.459 (-0,8% in media rispetto al 2019). Le agricole attive (femminili e non) erano 15.440 (-1,8% in media rispetto al 2019). A livello regionale le agricole femminili attive hanno avuto un calo del -1,9% e a livello nazionale del -1,2%.

Provincia di Rimini – Le imprese femminili rappresentano il 21,8% del totale delle imprese attive.

Le agricole femminili incidono per il 7,1% sulle imprese femminili e per il 21,9% sul totale delle imprese. Erano 530 (-3,1% rispetto al 31.12.2019).