RIMINI. Indino: “Le cifre dei sostegni sono irrisorie e confermano che lo Stato non è in grado di aiutare concretamente le imprese. L’unica soluzione è riaprire subito le imprese del terziario”

 

“Il Decreto Sostegni appena firmato non fa altro che confermare la disillusione degli imprenditori. Ci si aspettava poco ed è arrivato anche meno – dice il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino -. Cifre irrisorie, briciole rispetto alle reali perdite, anche se sommate a quelle già arrivate l’anno scorso. Cifre che confermano come lo Stato non sia in grado di riuscire ad aiutare le imprese concretamente. Gli 11 miliardi messi sul piatto per questo Decreto sono stati bruciati in un attimo generando sostegni insufficienti, con poche migliaia di euro per ogni azienda che ne ha persi invece decine o addirittura centinaia di migliaia. È senz’altro positivo l’aver superato la logica dei codici Ateco come da tempo Confcommercio chiedeva, ma il fondo stanziato per i sostegni diretti è veramente troppo esiguo. Si parla ora di un nuovo scostamento di bilancio che potrebbe arrivare a 20 miliardi: confidiamo che buona parte di essi sia di nuovo destinata alle imprese.

Ma il vero, unico, grido che proviene dagli imprenditori del nostro territorio continua ad essere “vogliamo aprire”. Non c’è altra soluzione per salvare l’economia che far ripartire il terziario: commercio non alimentare e pubblici esercizi non possono continuare ad essere capri espiatori. Interi settori rischiano di essere rasi al suolo e c’è anche un forte scoramento morale, perché proprio queste così pesantemente colpite sono tra le poche attività chiuse in questa “zona rossa” assai lontana da essere un lockdown. Basta guardare fuori dalla porta di casa: non siamo più tutti chiusi dentro come nel marzo dell’anno scorso. Esistono notevoli flussi di persone che si muovono a vario titolo per raggiungere le numerosissime attività lavorative aperte. Perché allora queste aziende devono essere le uniche a rimanere chiuse nonostante, lo ribadiamo, non esistano prove scientifiche che le mettano in correlazione con l’aumento dei contagi? Basta con le scelte discriminatorie nei confronti delle piccole e micro imprese, quelle che nessuno pare considerare e che invece sono alla base del tessuto economico che fa stare in piedi l’Italia.

Riteniamo che sia ormai imprescindibile trovare le modalità per permettere alle aziende del terziario di tornare a lavorare con continuità, per consentire a tutti di svolgere la propria quotidiana attività d’impresa nel rispetto di protocolli rigorosi per la sicurezza. È a fortissimo rischio la tenuta del sistema Paese, oltre che economica anche sociale. Dobbiamo aprire e dobbiamo farlo subito, in primis per le persone che sono estremamente provate dopo un anno di aperture e chiusure a singhiozzo, di incertezze, di promesse andate a vuoto. E siccome come già evidenziato i sostegni non sono sufficienti, si implementino subito gli strumenti per sburocratizzare l’accesso al credito e si renda più facile la possibilità di ottenere nuova liquidità allungando le moratorie e la durata delle garanzie statali. Bisogna riaprire prima che sia troppo tardi: se si ritarda ancora si raccoglieranno solamente i cocci. Non si può prescindere dunque da una notevole accelerata della campagna vaccinale, che finora è stata troppo lenta, che coinvolga il prima possibile anche gli operatori del turismo. I vaccini sono un importante viatico per la stagione estiva e per noi non significano solamente salute, ma anche lavoro. Il nostro vaccino è il lavoro. Fateci riaprire!”.