Rimini. Marzio Pecci: “Il rue è approvato ma solo la Lega dice no”

IL RUE E’ APPROVATO MA SOLO LA LEGA DICE NO.

FdI lascia solo il Capogruppo nel voto contrario.

Dopo 10 anni il consiglio comunale di Rimini ha approvato il RUE regolamento edilizio urbano.

Le previsioni della Giunta erano per l’approvazione nell’ultimo consiglio comunale del secondo mandato del sindaco, ma il rinvio delle elezioni amministrative ad ottobre ha spiazzato la maggioranza che ha dovuto discutere il Regolamento sei mesi prima della fine dei cinque anni di legislatura.

Doveva essere lo spot per la campagna elettorale del centrosinistra, ma è risultato essere un flop.

Sotto il profilo amministrativo la città, col voto di giovedì sera, si dota di una strumento urbanistico certo, ma ad avviso della Lega è uno strumento non è idoneo a cambiare il volto alla città di Rimini.

Il RUE approvato nasce vecchio perché ha avuto una gestazione di dieci anni e tutto il mondo, in questo ultimo decennio, non solo per l apandemia, è cambiato in un modo inimmaginabile.

A conferma della inadeguatezza del regolamento valga il fatto che ha avuto bisogno dell’approvazione di 36 emendamenti del Sindaco sui 126 articoli.

Il Rue ripete gli stessi errori dei piani regolatori del passato nel senso che lascia all’arbitrio del Dirigente l’interpretazione della norma per cui continueranno le file dei tecnici, col cappello in mano, davanti alla porta del Dirigente medesimo o dell’assessore per capire se il loro progetto potrà essere o no approvato.

Il RUE approvato non è in linea con le indicazioni politiche che la Lega aveva suggerito in questi anni dai banchi dell’opposizione e cioé una città con strutture alberghiere moderne adatte per conquistare i nuovi mercati del turismo, una città più verde, con più parcheggi, una città della bicicletta ed una città che spingesse il prodotto turistico nel forese, fino a San Marino e salvaguardasse ed attirasse nuove aziende.

Più volte, in Consiglio comunale e sulla stampa abbiamo chiesto un RUE semplice, snello, di facile interpretazione, come richiede la Legge regionale, ma non cè stato niente da fare.

La maggioranza ha voluto continuare sulla vecchia filosofia comportamentale di “negare il diritto per esercitare il potere”.

Tecnicamente questo Regolamento non risponde ai bisogni della città che vuole una riscrittura dell’urbanistica riminese, che desse spazio alle aree industriali ed impedisse le fughe delle industrie da Rimini come è avvenuto con la “Teddy” che ha trasferito la logistica nel comune di Gatteo Mare cioè nella provincia di Forlì-Cesena.

Avremmo voluto un Rue che accogliesse la normativa sui Condhotel e che premiasse gli interventi di ristrutturazione innovativa e futuristica degli stabilimenti balneari e tanto altro.

Ci è stato presentato un Rue che la Lega, sola in Consiglio Comunale, ha bocciato senza se e senza ma, mentre l’altra opposizione, quella di Fratelli d’Italia ha preferito accodarsi “prona” alla maggioranza con un voto di astensione immotivato.

Purtroppo un voto di astensione che premia un Sindaco ed una amministrazione che hanno tenuto ferma la città per dieci anni e che alla fine non è stata capace di produrre uno strumento urbanistico per disegnare la città del futuro.

Un voto negativo che non può non essere valutato in una ottica di futura alleanza politica e che è indice di una mancanza di “vision” e di incapacità a “fare squadra”, soprattutto dopo le rivendicazioni di candidature per la guida della città.

Un brutto inizio per chi ha fatto fuoco e fiamme per entrare a far parte di Fratelli d’Italia per poi distaccarsi dalla linea politica del Capogruppo che con coerenza ha votato contro il Regolamento.

Un problema, questo, che dovrà essere risolto in fretta in casa del partito della Giorgia Meloni proprio in previsione delle prossime amministrative comunali.

Col nostro voto contrario alla delibera sul RUE e agli emendamenti del Sindaco abbiamo detto in modo chiaro che questo non era, né poteva essere, il RUE della Lega al quale bisognerà mettere mano appena avremo la guida della città.

Marzio Pecci