Rimini. Marzio Pecci sulla conferenza dell’ex assessore Roberto Biagini

La conferenza stampa dell’ex assessore Roberto Biagini, di ieri, ha scoperchiato il “pentolone” del malaffare del faccendiere Mirco Ragazzi introdotto dal capo gabinetto del Sindaco.

E’ di tutta evidenza come la faccenda trascini con sé, prima di tutti, il Sindaco e la Giunta.

Va riconosciuto a Roberto Biagini, non solo il coraggio, ma la solidarietà per aver compiuto un atto, che, in un Paese civile, sia chiama “onestà” del cittadino e ciò deve essere apprezzato da tutte le persone perbene.

I fatti riportati dalla stampa trovano conferma nelle carte processuali che le parti coinvolte conoscono molto bene e se dichiarano di non saperne nulla mostrano, ancora una volta, come ormai la menzogna imperi nella politica del PD, non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale.

Il fatto grave è come, nonostante la denuncia di Roberto Biagini, le interrogazioni della Lega ed i lavori della Commissione di Controllo e Garanzia, i fatti denunciati siano stati ignorati dal PD, da Patto Civico, dalla Giunta e dal Sindaco.

Una amministrazione, che dopo le denunce non provvede, indipendentemente dalla rilevanza penale dei fatti denunciati, ad aprire un procedimento disciplinare nei confronti delle persone coinvolte e a trasferirle dai loro Uffici mostra l’arroganza della impunità, conseguente al potere, oltre alla collusione dei partiti di maggioranza e del Sindaco nei fatti contestati.

Le persone imputate ed indagate non potevano e non possono rimanere nelle loro funzioni perché le indagini della Guardia di Finanza dimostrano che queste persone operavano in totale spregio delle istituzioni che, non dimentichiamolo, paghiamo con i nostri soldi.

Ora è dovere del Sindaco e della Giunta mettere in sicurezza l’istituzione così compromessa e non lasciarla in mano agli indagati.

Dalla lettura delle intercettazioni telefoniche emerge evidente il coinvolgimento del Sindaco che sarebbe stato informato da una consigliera regionale, qualificata dal capogabinetto una “oca giuliva” “perché è una deficiente che in un paese normale non gli darebbero neanche un uc …… in mano”, evidenziando così un totale disprezzo per le donne e che delle azioni del faccendiere Mirco Ragazzi ne era a conoscenza anche il Presidente della Regione Stefano Bonaccini.

Queste affermazioni, che risultano dalle intercettazioni telefoniche, non possono non avere riflessi sulla maggioranza dell’amministrazione comunale e regionale.

Sindaco e Presidente di Regione, dunque, sapevano e quando le cose si sanno, gli amministratori corretti, prendono i provvedimenti disciplinari necessari lasciando all’Autorità Giudiziaria il compito dell’accertamento delle responsabilità penali.

Comunque politicamente gli amministratori hanno il dovere di proteggere l’Istituzione agendo tempestivamente senza trincerarsi dietro all’affermaqzione: “noi siamo garantisti aspettiamo il corso della giustizia”.

Balle! Gli amministratori seri devono intervenire subito perché le istituzioni non possono operare nel dubbio della correttezza e della lealtà dei loro collaboratori.

L’infedeltà di alcuni dipendenti pubblici, di qualche dirigente e del capo-gabinetto non può attendere le decisioni della Giustizia e va quindi sanzionata sotto il profilo disciplinare per la ragione che hanno compromesso l’immagine della Pubblica Amministrazione.

Ritengo che il Sindaco abbia il dovere di dissociarsi dai comportamenti del proprio capo-gabinetto revocandogli l’incarico e poi voglia riferire, insieme al Presidente della Regione Stefano Bonaccini, alla Commissione di controllo e garanzia, che dovrà essere convocata con urgenza, tutte le giustificazioni sull’indagine; diversamente non rimane altro che chiederne le dimissioni.

Nel contempo la Giunta ed il Sindaco hanno il dovere, per l’udienza del 24 settembre 2019, di costituirsi parte civile nel processo Tecnopolo.

I cittadini non vogliono più mercanti nel Tempio.

avv. Marzio Pecci