Rimini. Rissa tra ragazzini in centro, interviene Emilia Romagna Coraggiosa

Sulla rissa tra ragazzini in centro storico interviene Emilia Romagna Coraggiosa. Il gruppo riminese di Coraggiosa si interroga su questo fenomeno di grave disagio giovanile, chiamato delle “baby gang” e propone una maggiore attenzione alle nuove generazioni, rilevando che ad oggi sono carenti i servizi di ascolto e gli sportelli gratuiti e pubblici per gli adolescenti che in questi mesi hanno pagato caro il prezzo delle restrizioni e delle chiusure, necessarie per la riduzione del covid, ma che hanno ridotto inevitabilmente le possibilità di incontro, di socializzazione, di divertimento, di crescita culturale, di svago e di confronto. Il benessere, fisico e psicologico, deve essere una priorità per l’intera comunità, che Rimini vogliamo?”

Francesca Macchitella, portavoce di Coraggiosa, spiega l’urgenza di ampliare l’offerta dei servizi rivolti ai giovani, dai 14 anni in su, per prevenire fenomeni sempre più gravi di bullismo e di violenza. “Sono sotto gli occhi di tutti, i dati che confermano l’aumento dell’abbandono scolastico e l’incremento di disturbi legati al sonno, all’alimentazione, all’uso di alcool, alla depressione. C’è chi denuncia una situazione ormai fuori controllo chiedendo presidi fissi delle forze dell’ordine, pretendendo più sicurezza e legalità, noi chiediamo la programmazione ed il potenziamento di più servizi di prossimità, più sportelli multidisciplinari di sostegno psicologico, più servizi di quartiere che valorizzano le realtà periferiche della città coinvolgendo i giovani e le loro idee. La progettualità giovanile è un fattore determinante per contribuire all’innovazione e allo sviluppo locale, è una sfida sociale da affrontare con coraggio”.

Carmelina Fierro, consigliera  all’ordine regionale degli psicologi ER ed attivista di Coraggiosa, aggiunge: “In ogni famiglia abbiamo vissuto la restrizione, la compresenza di persone e di impegni. Negli stessi  metri quadrati della nostra casa abbiamo vissuto 24 ore su 24 insieme, fatto compiti, lezioni, riunioni di lavoro e  tutti nello stesso momento e nello stesso spazio. A questo aggiungiamo la paura del contagio, la sospensione del non sapere e per qualcuno la perdita di cari senza nemmeno potersi né incontrare, né salutare. Ma cosa possiamo avere ora se non un’emergenza sociale con vissuti di sofferenza, stress e rabbia? Con coraggio dobbiamo parlare di effetti psicologici sulle persone e con altrettanto coraggio dobbiamo investire nel sostegno psicologico non solo come cura di malattie ma soprattutto come prevenzione al disagio e promozione di forme di vita alternative alla devianza e alla violenza. Vanno realizzati progetti di prossimità, di psicologia scolastica, familiare e giovanile, solo così forse possiamo dare una risposta al sempre più diffuso rancore”.