Rimini. “Salviamo il Servizio di Salvamento”  

Apr 12, 2021

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    Salviamo il Servizio di Salvamento  

    L’Associazione Marinai di Salvataggio della provincia di Rimini lancia un grido d’allarme sulla pericolosa svalutazione professionale dei marinai di salvataggio in servizio sulle torrette della nostra costa la cui quasi totalità svolge il proprio ruolo di gravosa responsabilità (morale, civile e penale) come dipendente di cooperative o consorzi di concessionari balneari.

    La spiaggia è affidata con concessione pubblica a soggetti privati che devono esercitarvi la loro attività nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi, nell’interesse della collettività e nell’ambito del diritto costituzionale che tutela la salute e l’incolumità pubblica sulle spiagge;
    ne consegue che nell’organizzazione del servizio di salvamento debbano essere prese decisioni indirizzate esclusivamente a garantire – e possibilmente migliorare – la sicurezza della vita in mare.

    La nostra esperienza, avvalorata dagli studi statistici che verranno pubblicati a breve nell’edizione 2020 del “Report Attività & Casistica Interventi” ,
    ci indica come per ogni salvataggio l’efficacia dei soccorsi sia direttamente correlata all’esperienza di servizio, e ricordiamoci che stiamo parlando di vite umane.

    Oltre a ribadire la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla regolarità dei contratti somministrati dalle aziende ai propri dipendenti,
    purtroppo continuiamo a ricevere segnalazioni dai colleghi che evidenziano come, da parte di alcuni datori di lavoro che operano nella zona di Rimini Sud,
    continui la riprovevole reiterazione di pratiche al limite del vessatorio, quando queste non divengono esplicitamente ritorsioni tese a svilire il ruolo e la professionalità dei soccorritori.

    Denunciamo come questo svilente clima lavorativo nel quale la dignità professionale viene sistematicamente mortificata
    porterà inevitabilmente a rendere questa delicatissima professione un “impiego estivo non permanente” e non, come fortunatamente è oggi, una “scelta di vita professionale”.

    Doveroso ricordare come l’anno scorso, nel pieno di un’emergenza sanitaria globale quando il concetto di “sicurezza personale” è diventato di drammatica attualità per tutti noi, alcuni presidenti di realtà cooperative della provincia hanno somministrato senza preavviso ai propri dipendenti un contratto irregolare.

    La legale durata del contratto è stata ripristinata al termine di uno scontro combattuto sulla dignità dei salvataggi che si è protratto per buona parte dell’estate senza però minimamente impattare sulla qualità  del servizio di salvamento rilevata dai bagnanti e questo grazie unicamente alla professionalità e alla dedizione dei marinai.

    Alla luce dei contributi a fondo perduto di 1,5 milioni di euro stanziati dalla Regione (legge regionale n. 40/2002, art. 11, comma 3 bis / delibera di Giunta regionale n. 950 del 28 luglio 2020), erogati “a favore di stabilimenti e strutture balneari a sostegno dei costi da essi sostenuti per il servizio collettivo di soccorso e salvamento al fine di garantire un efficace funzionamento dello stesso”, iniziative come imporre la riduzione a decisione unilaterale dell’orario di lavoro da 48 a 40 ore settimanali a personale che vanta esperienza ventennale significa nella sostanza disincentivare, se non addirittura deliberatamente sabotare, il patrimonio di professionalità dei salvataggi della costa, uomini di indubbio valore e di comprovate abilità.

    Oltre a ciò, assistiamo da anni ad una disparità contrattuale che fa sì che spesso si trovino a lavorare fianco a fianco salvataggi dipendenti di aziende diverse ai quali,
    a parità di competenze e con il medesimo grado di responsabilità, vengono però applicati contratti (e condizioni retributive) diversi.

    Se sulla sicurezza dei cittadini e dei turisti dovessero prevalere le logiche di risparmio aziendale ci troveremmo con personale con meno esperienza sulle torrette che inevitabilmente si tradurrebbe in un maggiore indice di pericolosità in mare e quindi un sensibile aumento degli incidenti.

    Invitiamo cortesemente tutti i bagnanti della costa riminese, prima di scegliere una spiaggia in cui trascorrere la giornata al mare o prenotare l’ombrellone per la stagione, ad informarsi debitamente circa il marinaio di salvataggio in servizio:
    la conoscenza approfondita delle dinamiche specifiche della zona di mare (il nostro litorale ha una conformazione non uniforme e ogni zona presenta criticità e pericoli peculiari) unita agli anni di esperienza in servizio sono da ritenersi garanzia di prevenzione degli incidenti.

    Se poi siete ancora tra i pochi che pensano che “il mare a Rimini NON è insidioso”, prima di entrare in acqua vi invitiamo caldamente a chiedere informazioni ai salvataggi in torretta: due chiacchiere che potrebbero evitare seri rischi a voi e ai vostri cari.

    NON SBAGLIAMOCI:
    questo è il momento di cui le istituzioni sono chiamate a farsi garanti promuovendo la continuità professionale e la qualità complessiva del Servizio, internalizzando il servizio o demandandone la gestione a chi possiede la profonda conoscenza delle dinamiche della sicurezza della balneazione ed è slegato da logiche d’impresa.

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    Consci dell’importanza che questo servizio essenziale riveste per tutto il comparto turistico, sentiamo la necessità di promuovere un confronto pubblico sul gravissimo rischio di vedere irrimediabilmente compromessa la sicurezza balneare della nostra città e chiedere un parere in merito alla tutela della Qualità del Servizio e della Professionalità dei Salvataggi interpellando direttamente e chiamando in causa :

    • il Sindaco di Rimini @Andrea Gnassi

    • l’assessore Regionale al Turismo #ER @Andrea Corsini

    • l’assessora al Demanio #Comune di Rimini @Roberta Frisoni

    • l’assessore Sicurezza e Legalità #Comune di Rimini @Jamil Sadegholvaad

    • il Prefetto di Rimini @Giuseppe Forlenza

    nonché tutte le forze politiche del territorio dei comuni della costa insieme ai candidati alla carica di sindaco.

    Il quesito a cui invitiamo tutta la società a rispondere è urgente quanto critico:

    “Quale futuro per il Servizio di Salvamento nel riminese ?”