RIMINI. Scomparsa di Raoul Casadei: la dichiarazione del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi

Ci sono e ci saranno tanti modi per ricordare la figura di Raoul Casadei, ma a me piace pensare a quello che ci ha dato con la sua musica in una vita piena di cose: gioia e allegria.

Il ballo, due persone strette in una casa o una piazza vuota o in mezzo a mille altre coppie, a fendere armonicamente l’aria a tempo di valzer o mazurka. Il liscio già esisteva ed era (ed è) parte di quello che siamo, a Rimini e in Romagna. Ma Raoul Casadei negli anni Settanta, con la sua contaminazione pop, lo ha fatto diventare patrimonio popolare di tutto il Paese. Da genere local a passione mainstream, con hit che scalano le classifiche dei dischi italiani più venduti. Non era un compromesso, come lamentavano i puristi del liscio, ma una evoluzione necessaria. E non era facile folklore. Ricordo come qualche anno fa Elio, in procinto di fare un disco con il gruppo romagnolo, motivò la scelta con l’eccezionale capacità di Raoul e della sua ensemble di fare e eseguire ogni tipo di musica. Era vero. Proprio così. Proseguiva la grande tradizione del liscio, in cui si miscelavano nelle aie e nelle piazze dei nostri paesi, i valzer viennesi con il ritmo vorticoso, quasi ‘americano’, di chi per un attimo almeno voleva lasciarsi alle spalle povertà e dolore, magari stringendosi o cantando in un attimo di leggerezza.

Raoul Casadei, con la sua storia italiana di musica che aveva ed ha dentro il cuore romagnolo, è stato quel sorriso che, quando dici Romagna, a chiunque viene spontaneo. Era una persona solida con al centro la famiglia, l’amore per la sua terra, la passione per il lavoro, la generosità che non risparmiava per la sua Romagna e per la nostra regione, donando e offrendo il suo talento. Raoul è stato anche l’unico capace di mettere quell’intelligenza manageriale e quello sguardo che trasformarono il liscio in un genere internazionale. Poteva fermarsi ai suoi successi ed era già tanto, ma non lo ha fatto. Negli ultimi 30 anni ha cercato il genere popolare perfetto, dal liscio alla musica solare, alle contaminazioni etniche e musicali che oggi grazie al figlio Mirko, consapevole che la musica che ci gira intorno è uno dei pochi linguaggi universali, unisce nell’allegria e nella commozione i popoli di tutto il mondo.

Forse era la ricerca di una utopia, nel mondo delle frontiere, ma era comunque una ricerca che Raoul non ha mai interrotto. E oggi che non c’è più io, noi, i nostri genitori, i nostri nonni vogliamo idealmente ringraziarlo per quegli assalti al cuore che ogni tanto ci facevano stringere alla persona amata in una danza libera, spensierata, o in un sorriso. Mirko avrà la forza per continuare la grande tradizione, nell’innovazione che sta portando avanti. Alla sua famiglia un enorme abbraccio e la consapevolezza che la sua eredità culturale e umana sarà portata avanti come merita.