Rimini. Vessata al lavoro, tutti condannati: “Meglio un figlio gay o interista?”

Giu 21, 2022

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    Il caporeparto, il procuratore speciale della ditta e i coordinatori (fra cui un riminese) sono stati tutti condannati e riconosciuti responsabili della malattia professionale patita da una dipendente (di Ravenna), vessata per via della sua omosessualità. Anche l’azienda per la quale lavorava, una nota catena di supermercati, è stata condannata a risarcire il danno da liquidare in separata sede alle parti offese. Causa del tracollo nervoso della dipendente, secondo la Procura sarebbero state le angherie messe in atto dal caporeparto della donna, fin dall’assunzione nel 2006. Lunghi periodi di lavoro notturno, rimproveri e offese in pubblico, comportamenti minacciosi e incarichi squalificanti, si sarebbero aggiunti a vessazioni di carattere extralavorativo, come richieste di natura sessuale, e intrusioni costanti nella vita privata. Tra i fatti contestati la richiesta a uno dei camionisti che scaricavano merci in magazzino se preferisse avere un figlio gay o tifoso dell’Inter.

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