“Risposte oppure vada a casa”. E ora la poltrona di Conte traballa

Dic 18, 2020

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    Una svolta nei contenuti e una comunicazione istituzionale più sobria: sono questi i due requisiti fondamentali posti da Matteo Renzi per andare avanti con l’esperienza giallorossa. Dopo giorni di crisi (mediatica) a distanza e bombardamenti pubblici, il premier Giuseppe Conte ha avuto un faccia a faccia con la delegazione di Italia Viva a Palazzo Chigi per concludere così la verifica di governo. I renziani hanno consegnato un documento programmatico su cui il presidente del Consiglio dovrà dare risposte in tempi celeri. La domanda che ci si pone è sempre la stessa: il fondatore di Iv ha seriamente intenzione di andare fino in fondo e, qualora fosse necessario, di staccare la spina?

    In realtà l’ex sindaco di Firenze ha chiarito che adesso l’esito della situazione dipende esclusivamente dall’avvocato: “Dopo questo incontro la palla è totalmente nelle mani del presidente del Consiglio Conte“. E ha lanciato nuovamente un avvertimento al capo dell’esecutivo e alle forze che lo sostengono: “Se la maggioranza capisce che questo è il momento del rilancio politico, bene. Se si pensa di continuare come si è fatto negli ultimi mesi, Italia Viva saluta tutti e toglie il disturbo. Perché per noi l’Italia deve promuovere il cambiamento, non custodire lo status quo“.

    “Deve darci risposte”

    Quali potrebbero essere gli scenari in caso di una crisi? Renzi va ripetendo che in Italia il sistema prevede che il presidente della Repubblica debba verificare se in Parlamento ci sono i numeri per dare vita a una nuova maggioranza: “Lui sa cosa si fa in caso di crisi e qual è il suo compito in tale situazione. Suggerisco di non tirarlo per la giacchetta. Il nostro compito, tuttavia, è quello di provare a evitare la crisi“. Il vertice con il premier è più volte slittato, prima per gli impegni europei del ministro Teresa Bellanova e poi per il volo a Bengasi per la liberazione dei pescatori. Ma il leader di Italia Viva ha invitato a non drammatizzare piccoli ritardi dovuti a impegni istituzionali: “E poi quello che dovevamo dire a Conte lo abbiamo detto in Parlamento, a viso aperto, in Senato. Ieri lo abbiamo ripetuto a Palazzo Chigi. Adesso tocca al premier dare risposte, risposte all’Italia prima che a Italia Viva“.

    Al presidente del Consiglio è stata indirizzata una lettera poche ore prima del colloquio. Una missiva che va in una direzione precisa: ottenere il sì al Mes e l’affidamento della delega sui servizi segreti a una persona che non sia lo stesso Conte. “Se noi diciamo che vogliamo discutere di contenuti, è inaccettabile che una velina istituzionale ribadisca a tutti che il problema di Italia Viva è che vogliamo più poltrone. Noi non solo non le chiediamo: siamo pronti a lasciarle“, ha tuonato un’altra volta.

    Task force e supermanager

    I renziani hanno soprattutto criticato la volontà di affidare a sei supermanager – assistiti dai relativi staff – la supervisione tecnica dell’attuazione dei progetti del Recovery Fund. Una sorta di task force che rischia di esautorare i poteri e le funzioni dello stato, mettendo in ombra la squadra dei ministri. In alternativa è stata proposta un’unità di missione “rafforzata” con il coinvolgimento di tutte le forze politiche della maggioranza e del Parlamento. Ma alla base c’è un pre-requisito imprescindibile: “Se non c’è una visione e il Recovery serve solo a svuotare i cassetti dei Ministeri con vecchi progetti, senza un’anima, allora possiamo anche evitare di parlarne“.

    Dal Partito democratico si aspetta una leale condivisione del documento, ora al vaglio del premier Conte. Mentre, nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha fotografato la triste situazione del Movimento 5 Stelle: “Hanno una tale paura di andare a casa che non possono pensare di dettare le carte. Se vogliono stare al governo devono capire di non avere la maggioranza assoluta. Se invece pensano di fare da soli, bene, faranno senza di noi“.



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