Ritorna Berlusconi e ridisegna l’alleanza. “Sì a un nuovo Pdl esteso anche a Fdi. Il Colle? Non parlo”

Ott 4, 2021

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    Per Silvio Berlusconi è un ritorno, la prima uscita pubblica dopo otto mesi di assenza (l’ultima era stata a febbraio, per le consultazioni del governo Draghi), una rentrée non a caso nella sua Milano, la città con cui il Cavaliere ha un legame profondo.

    La lunga assenza dovuta ai noti problemi di salute – tra postumi del Covid, ricoveri e un lungo periodo di riposo prescritto dai medici è arrivata al termine, Berlusconi è pronto per tornare operativo, probabilmente sarà a Roma già dalla questa settimana se gli ultimi esami, come crede, saranno «tutti buoni». «Sto bene, assolutamente sì» risponde ai cronisti che lo attendono al seggio di via Ruffini a Milano, dove l’ex premier è andato a compiere il suo «dovere di cittadino». Ad aspettarlo c’è l’amico e collaboratore di una vita, Fedele Confalonieri, poi le azzurre Licia Ronzulli e Cristina Rossello, oltre alle guardie del corpo che lo scortano, un nutrito gruppo di forze dell’ordine e una selva di telecamere e fotografi che si contendono lo spazio davanti al seggio per non perdersi l’arrivo.

    Il Cavaliere, in doppiopetto con spilla di Forza Italia, appare in forma, sereno, si toglie la mascherina per rispondere alle domande, poi si presta a «posare» per diversi minuti all’interno del seggio con la scheda in mano, così da permettere a tutti gli operatori, divisi in due gruppi per non ammassarsi nel corridoio, di scattare foto e riprese video. Per un attimo sembra quasi di essere tornati indietro, agli anni ruggenti del berlusconismo. Poi, dopo qualche selfie (anche con il figlio di Urbano Cairo, editore di Corriere e La7: «La saluta mio papà») e stretta di mano con i fan («Compio 95 anni domani e ho sempre votato per te e voto ancora per te…» gli dice una signora), e prima di andare a trovare per un caffè Confalonieri che abita lì vicino, Berlusconi parla delle elezioni e del futuro del centrodestra. E lo fa non da leader di un partito in concorrenza con gli altri alleati, ma da federatore, il ruolo che sente di dover ricoprire in questa sua fase.

    Quello che ha in mente è una nuova, grande coalizione di centrodestra. «La federazione con Salvini non l’abbiamo messa da parte. Abbiamo soltanto precisato con la Lega che occorrerebbe fare un accordo che comprendesse anche Fratelli d’Italia. Quindi dobbiamo superare questa federazione per farne una più grande». Un nuovo Popolo delle Libertà? «Sì, perché no, sapete che il Pdl non è finito per ragioni obiettive, ma è finito per il tradimento di uno dei componenti» risponde Berlusconi, riferendosi al tradimento di Gianfranco Fini e all’implosione del partito unico di centrodestra. La federazione che quindi ha in mente il Cavaliere abbraccia la Meloni, che però si è sempre detta scettica sul progetto di unificazione.

    Quello di Berlusconi è un gesto di unità, dopo gli equivoci degli ultimi giorni, alimentati anche da una intervista (smentita) in cui al Cavaliere, rispetto all’ipotesi di Salvini o Meloni premier, veniva attribuita l’affermazione «ma dai, non scherziamo». Il centrodestra «è sicuramente unito e c’è anche affetto fra i leader. Tutte queste illazioni di certa parte della stampa su divisioni interne del centrodestra non sono fondate» spiega l’ex premier, che sulla eterna questione di chi sarà il leader della coalizione ricorda: «C’è una regola nel centrodestra che dice che saranno i voti a determinare chi avrà la precedenza nelle responsabilità». In questo nuovo centrodestra che ha in mente Berlusconi «gli uomini di Forza Italia potranno essere la mente e il cuore» della federazione, «siamo noi che abbiamo creato il centrodestra, siamo noi che abbiamo allevato molti giovani dirigenti molto capaci».

    Il fondatore di Forza Italia ha partecipato alla campagna elettorale «da casa, ho fatto telefonate anche ai comizi, credo di avere dato il contributo che potevo dare responsabilmente con molto convincimento». È convinto che i partiti della coalizione avranno un buon risultato, mentre sui candidati non esprime particolare entusiasmo, anzi propone di cambiare metodo: «I candidati sono quelli che vengono fuori dalle scelte di questo o quel leader di partito, invece che da scelte democratiche, quindi forse la prossima volta bisognerà cambiare sistema». La partita del Quirinale è certamente aperta, ma Berlusconi concorda con Draghi, parlarne pubblicamente non è elegante verso Sergio Mattarella. «Fino a quando al Quirinale c’è un presidente della Repubblica che onora il suo ruolo è meglio non parlare di Quirinale».


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