Rivoluzione a Botteghe Oscure: cosa faranno nell’ex sede Pci

Giu 14, 2022

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    L’ex quartier generale del Pci in via delle Botteghe Oscure 4 a Roma, il palazzo da cui i comunisti italiani sognavano di attuare la rivoluzione soviettista, sarà riqualificato e trasformato in un hotel a 5 stelle.

    Un’immagine di una potenza notevole, seconda solo alle file interminabili di russi che il 31 gennaio 1990 si accalcavano in piazza Pushkin a Mosca per entrare nel primo ristorante di McDonald’s nell’Unione Sovietica. Ora che la Russia, per le contingenze storiche che stiamo vivendo, si sta avviando a ritornare ai tempi dell’autarchia, smantellando le teste di ponte del capitalismo occidentale, nel nostro emisfero, e in particolare in Italia, del sogno comunista non c’è davvero più traccia.

    Una notizia certo non nuova, visto che gli eredi di coloro che ai piedi del “Bottegone” dalle mura rosso (ovviamente) mattone, erano soliti invocare una rockstar del proletariato come Enrico Berlinguer, oggi hanno perso qualsiasi tipo di slancio anticapitalistico, non difendono più gli umili, non combattono più per i diritti dei lavoratori, non sono più pacifisti e, a giudicare da quanto accaduto domenica scorsa in occasione del referendum sulla giustizia, non sono più nemmeno gli ortodossi del voto a prescindere. E tuttavia fa ugualmente impressione immaginare che nelle stesse stanze un tempo addobbate come un Politburo ci soggiorneranno turisti ricchi, ricchissimi, che dopo essere scesi dalla loro macchina con autista transiteranno verso le loro suite (ci saranno 70 camere e con ristorante sulla terrazza) passando davanti al busto di Antonio Gramsci.

    La notizia della sua conversione, insomma, diffusa dalla finanziaria Tosinvest, proprietaria dell’immobile, segna non già la fine di un’epoca (bella che chiusa dalla nascita della sinistra radical chic ma pure dal fatto che dal 2000 gli allora Democratici di Sinistra si erano già dovuti sbarazzare del palazzo causa debiti) ma un contrappasso a dir poco beffardo. Il processo di conquista degli spazi lasciati liberi dalle ideologie è ormai guidato dal grande e indiscusso padrone del nostro tempo: il turista facoltoso.

    Chissà che non siano solo i veterocomunisti, oggi, a provare una certa malinconia.


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