Ron Howard racconta il salvataggio miracoloso di ‘Tredici vite’

Ago 2, 2022

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Un’operazione di salvataggio che è sembrata un miracolo: 13 ragazzi, dei quali 12 tra gli 11 e il 16 anni, più il loro vice allenatore di calcio 25 enne, estratti vivi nel 2018 in Thailandia dopo oltre 17 giorni in trappola, nella profondità della grotta, in gran parte inondata, di Tham Luang, con l’acqua che continuava a salire e l’ossigeno che continuava a scendere. Una straordinaria storia vera che Ron Howard, in Tredici vite ripercorre con un film, in arrivo dal 5/8 su Prime Video, ricco di pathos, di scene subacquee e molto scrupoloso nel ricostruire i fatti. L’episodio quattro anni fa ha catturato l’attenzione mediatica di tutto il mondo e coinvolto insieme alle squadre di Navy Seals thailandesi (che hanno registrato due morti, uno durante i giorni del salvataggio e uno poco dopo, a causa di un’infezione ematica contratta nei giorni dell’operazione) anche 10 mila volontari, arrivati da tutta la Thailandia e da vari altri Paesi. Fra questi avranno un ruolo importante gli specialisti in salvataggi subacquei britannici, Richard Stanton (Viggo Mortensen al suo primo ruolo in carriera nei panni di un personaggio reale), e John Volanthen (Colin Farrell). Il film in oltre 2 ore, senza un momento di calo del ritmo nel racconto rigoroso, alterna toni da action e dramma nel riportare a quei giorni. Dalla scelta dei ragazzi di andare a fare a fare un giro nella caverna, poco prima della festa di compleanno di uno di loro, alle piogge torrenziali che quasi sommergono la grotta e l’allarme lanciato dai genitori. Immediatamente scatta l’operazione di salvataggio, ma prevalgono le incognite su come procedere per raggiungere i ragazzi (che si scoprirà essere a 2 km e mezzo dall’entrata della grotta), con i quali non c’è alcun contatto e che si teme siano già morti . Saranno i due subacquei inglesi fra i primi a raggiungere, dopo un lungo percorso in immersione, il gruppo che nonostante la mancanza di cibo e le poche speranze, si sosteneva affidandosi allo spirito di squadra e a una profonda spiritualità. Stanton e Volanthen aiutano anche ad indirizzare le operazioni di salvataggio, grazie all’aiuto dell’anestesista Richard Harris (Joel Edgerton), vista la mancanza di altre vie d’uscita, nell’estrarli in stato di sedazione nel percorso subacqueo. Nel cast che dà vita al racconto anche Tom Bateman, Paul Gleeson, Pattrakorn Tungsupakul, Tui Thiraphat Sajakul, James Teeradon Supapunpinyo, Sahajak Boonthanakit e Weir Sukollawat Kanarot. “Questa storia è piena di suspense, mistero, e intrisa di pericoli – spiega Howard nelle note di produzione -. Non solo un pericolo fisico, ma anche un pericolo emotivo. Cosa vuol dire fare un passo falso? Cosa serve per il salvataggio? Che prezzo si paga per cercare di raggiungere i ragazzi? Nel realizzare film basati su eventi reali, incluso Apollo 13, ho scoperto che il pubblico è affascinato dai dettagli”. Nel trascorrere del tempo con alcuni dei protagonisti dei fatti, come Rick Stanton, John Volanthen e il dottor Harris, “continuavamo a raccogliere informazioni e a scoprire le cose che molto facilmente avrebbero potuto andare storte”. La vicenda nello sguardo di Howard unisce la dimensione ‘d’azione’ legata alle operazioni di salvataggio (raccontate con grande veridicità soprattutto nelle quasi impossibili condizioni in immersione dei soccorritori), a quella più personale, compresi dubbi e angosce del team di salvataggio, dei ragazzi intrappolati e delle rispettive famiglie. Howard ha voluto evidenziare anche come, al di là dell’aiuto arrivato dall’estero, “siano stati thailandesi a salvare questi ragazzi – aggiunge il regista -. La comunità in Thailandia, attraverso varie forme di intervento (dai Naxy Seals all’arrivo di ingegneri che hanno trovato modi per allentare la pressione dell’acqua nella grotta, ndr) ha permesso di tenere i ragazzi in vita e di portarli in salvo. Per questo nella mia mente sentivo un vero senso di responsabilità verso i thailandesi e la loro cultura”.


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