Rosso fisso o alternato. Oggi la decisione sul colore delle feste

Dic 18, 2020

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    Un lockdown dal 24 dicembre al 6 gennaio, oppure chiusure nei festivi e prefestivi dal 24 al 26 dicembre, e dal 31 al 3 gennaio. Questi i due scenari dell’Italia sotto Natale, le misure definitive saranno decise oggi nell’incontro del premier Giuseppe Conte con capidelegazione di maggioranza. E poi in quello con le Regioni e gli enti locali. Stasera il consiglio dei ministri darà poi via libera al testo definitivo che introduce i nuovi criteri restrittivi per Natale.

    Una zona rossa prolungata per tutto il periodo è l’opzione caldeggiata dalla linea rigorista portata avanti dai ministri Boccia, Speranza e da Dario Franceschini. L’obiettivo è evitare a tutti i costi una terza ondata scatenata dagli assembramenti natalizi. Nell’ipotesi invece di fare la zona rossa nazionale a intervalli – preferita dal premier Giuseppe Conte che vorrebbe scongiurare uno stop generalizzato – resterebbero invece gialli i giorni 28, 29, 30 con i negozi aperti fino alle 21, bar e ristoranti fino alle 18. «Di certo possiamo già escludere l’ipotesi di una zona arancione. È in corso un confronto nel governo e appena avremo la bozza ve la invieremo. Possiamo comunque anticipare che ci saranno misure restrittive, anche perché le festività di Natale sono più rischiose per il contagio di quelle di Ferragosto», ha spiegato il ministro Boccia alle Regioni. Sia Antonio Decaro a nome dei Comuni, sia Michele De Pasquale (presidente dell’Unione delle Province) hanno sostenuto la linea di una stretta drastica, soprattutto per la vigilia di Natale.

    Zona rossa significa comunque bar, ristoranti e negozi sempre chiusi tranne farmacie, edicole, tabaccai e punti vendita di prima necessità. Vietati anche gli spostamenti nel Comune, salvo per motivi di urgenza necessità e salute. A proposito di spostamenti vigilanza pure per quelli a piedi. Potrebbero esserci avvisi col megafono per evitare gli assembramenti da shopping, e vigilanza anche sulle auto: non più di due passeggeri, e con mascherina.

    In entrambi gli scenari Palazzo Chigi sta ragionando a una deroga per il giorno di Natale e consentire ai nuclei familiari di trascorrerlo insieme: «Due congiunti non conviventi in più a tavola». L’obiettivo è evitare la solitudine nel giorno di festa e di chiusure.

    «La proposta di maggiori restrizioni è legata alla necessità di dare un ulteriore impulso al contenimento del contagio per poter alleggerire sempre più il peso sulle reti sanitarie – ha detto Boccia alle Regioni -. Il raffreddamento della curva e la riduzione dell’Rt è un ottimo risultato che abbiamo raggiunto insieme evitando il lockdown nazionale in questi mesi grazie al sistema degli interventi territoriali. Siamo passati da 1,72 allo 0,8. Ma il nostro impegno aggiuntivo oggi è legato soprattutto alla consapevolezza che abbiamo davanti i mesi invernali più difficili ma con la prospettiva certa del piano di vaccinazione che dobbiamo accompagnare nel miglior modo possibile. Dalle Regioni ieri è emerso un auspicio di misure più restrittive accompagnati da ristori certi che vareremo tempestivamente».

    E mentre Zaia chiude automamente in Veneto il governatore della Lombardia Attilio Fontana lo esclude: «Noi abbiamo dei buoni numeri quindi ci possiamo permettere di non restringere ulteriormente. Quello che come tutti presidenti del centrodestra abbiamo richiesto è che ci sia certezza, che ci siano i ristori e che siano effettivi per tutte le categorie che subiranno dei danni da questa situazione».

    Se i contagi resteranno contenuti scatteranno anche i piani per il rientro degli studenti nelle classi, dal prossimo 7 gennaio. Il ministero dell’Istruzione allontana le voci di un rinvio della ripartenza in presenza dal 7 di gennaio. Lo ribadisce la ministra Lucia Azzolina: «Abbiamo un dovere come Paese, riaprire le scuole superiori. Più saremo responsabili e cauti durante le vacanze, più quell’obiettivo sarà realizzabile».



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