Salta il tetto di 240mila euro per i manager di Stato

Dic 29, 2021

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    Con un emendamento inserito di notte alla legge di bilancio salta il tetto dei 240mila euro di stipendio massimo per i dipendenti pubblici e di conseguenza anche per i superconsulenti della Pubblica amministrazione italiana, non certo un modello di efficienza da premiare con altri soldi, ma proprio questo invece è successo in Senato (e la Camera ratificherà oggi con il voto di fiducia, la 35esima per il governo Draghi).

    Formalmente il tetto resta quello dei 240mila euro, di fatto non più perchè la nuova norma permetterà di superarlo adeguandolo all’inflazione registrata dall’Istat. «Questa sorta di adeguamento di lusso è prevista da una norma che ronzava da oltre due mesi intorno alla manovra e ai vari decreti di fine anno, e che è riuscita a salire in extremis nel maxiemendamento alla legge di bilancio (è il comma 68) approvato dal Senato nella notte dell’antivigilia di Natale e ora all’esame della Camera per quella che può essere solo una ratifica finale – scrive ilSole24Ore-. A fissare la percentuale degli aumenti sarà l’Istat, nel movimento finale di un meccanismo a catena: la percentuale indicata dall’Istituto di statistica è quella degli adeguamenti annuali degli stipendi riconosciuti ai dirigenti di Polizia e Forze armate e ai docenti universitari, e dipende a sua volta dagli «incrementi medi conseguiti nell’anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati».

    La variazione tabellare già all’esame dell’Aran è del 3,78%, e già così i manager pubblici arriverebbero a 249mila euro. Ma non da subito, l’aumento percentuale scatterà infatti dal 2023. E sarà automatico, indipendentemente dai meriti dei dirigenti pubblici, già privilegiati sotto molti aspetti. Riguarderà i vertici dell’amministrazione pubblica, magistrati, dirigenti ministeriali e delle autorithy. In tutto, si calcola, trecento alti funzionari poubblici. I quali potranno brindare con una bottiglia di champagne questo capodanno, vista l’ottima notizia per i loro portafogli.

    La nuova norma è entrata con un blitz nel maxiemendamento finale, ma era già spuntata a fine ottobre, nella versione arrivata in Consiglio dei ministri. Il comma prevedeva che sarebbe stato un decreto del presidente del Consiglio a rideterminare il limite massimo per gli stipendi della Pa. Poi il comma è sparito, ma appunto la notte prima di Natale il tetto dei 240mila euro è saltato di nuovo. Un limite che è sempre stato vissuto come un sopruso dai privilegiati di Stato che godevano di stipendi ben superiori a quello fissato dal governo Renzi nel 2014 (allineandoli alla retribuzione del capo dello Stato). Proteste, battaglie, ricorsi (persi). Ma stavolta hanno vinto.


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