Salvini cerca le talpe sull’affaire Morisi. E alza ancora il tiro sulla Lamorgese

Ott 4, 2021

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    Matteo Salvini ha votato nel tardo pomeriggio di ieri a Milano, al seggio di via Piero Martinetti. Gli attacchi della sinistra non sembrano aver scalfito la voglia del leader leghista di portare un’aria di cambiamento in un’Italia che dopo la pandemia stenta a decollare. Sul suo profilo Facebook ieri ha invitato gli italiani al voto: «È un’occasione per riprendere in mano il futuro – ha scritto – : più sicurezza e lotta al degrado (in centro come nelle periferie), tutela della famiglia e del lavoro, sblocco dei cantieri fermi e investimenti per favorire giovani e imprese. La Lega è pronta con il suo buongoverno e la sua concretezza. Amici, ora tocca a voi, andate a votare e portate un indeciso: tutto dipende dal vostro aiuto, forza».

    Subito dopo un post che la dice lunga sul clima di odio percepito da Salvini. «Agli insulti – scrive ancora – , alle bugie e agli attacchi di una sinistra che odia, che pensa solo a tasse e clandestini, che usa tivù e giornali per diffamare e non per informare, noi rispondiamo col sorriso, col lavoro, con le idee, con la voglia di unire, migliorare, cambiare la nostra bellissima Italia. Noi rispondiamo con il voto».

    Il segretario del partito del Carroccio è sempre più agguerrito di fronte ai tentativi di Pd e 5 stelle di mettere in difficoltà la Lega, che inizia a far paura visti i consensi che raccoglie tra la gente. Nonostante il suo spin doctor, Luca Morisi, sì sia dimesso dopo lo scandalo che lo coinvolge, la «Bestia», ovvero la macchina social creata dall’ex social media manager, è sempre più attiva.

    Riportando la notizia del maxi rave party con centinaia di identificati a Roma, Salvini non le manda a dire: «Speranza tiene chiuse le discoteche, la Lamorgese (nel tondo) multa i poliziotti che esprimono il loro pensiero. E intanto in Italia succede di tutto». Ed è proprio la Lamorgese a finire di nuovo nel mirino dell’ex vicepremier, al quale non vanno giù gli attacchi a Morisi e il voyeurismo mediatico scatenato da qualche manina nascosta che ha fatto uscire notizie che avrebbero dovuto rimanere nel privato. «Attaccano Morisi per attaccare me», aveva detto Salvini nei giorni scorsi.

    D’altronde, molte cose sembrano non funzionare. Le dichiarazioni successive ne sono la prova. «Ho chiesto da mesi un incontro con Draghi e Lamorgese – ha fatto sapere ieri, esasperato, dopo l’ennesimo sbarco a Lampedusa – per bloccare il traffico di esseri umani, bloccare sbarchi e salvare vite. Ma dopo 50mila arrivi clandestini, tutto tace. E anche dopo la condanna del sindaco buonista Lucano, che secondo il Tribunale rubava sfruttando gli immigrati, tutto tace. Cui prodest?».

    È ormai chiaro che in casa Lega si dà la caccia alla talpa che sta facendo uscire dettagli sull’inchiesta. C’è chi punta il dito contro il Viminale, ricordando proprio lo scontro con la Lamorgese, chi invece assicura che il corvo sta all’interno della Procura, malgrado la procuratrice di Verona Angela Barbaglio abbia negato una fuoriuscita di informazioni. Da ambienti vicini ai Servizi trapela l’indiscrezione che a spifferare tutto sarebbe stato qualcuno in area «magistratura», che non vedrebbe di buon occhio i referendum sulla giustizia promossi anche dalla Lega.

    Insomma, è vero che a certi livelli si sa tutto di tutti e che Morisi era certamente tra gli attenzionati, ma è vero anche che tutto ciò che rientra nella sfera della vita privata, se non nuoce agli altri, non dovrebbe essere di interesse pubblico.


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