Sangiuliano, lo Stato comprerà Villa Verdi

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Villa Verdi? “Prima ancora che una residenza del celebre compositore è un luogo della memoria collettiva nazionale, lo Stato non si può permettere di lasciare che vada in degrado”. Il ministro della cultura Sangiuliano sceglie l’emiciclo di Montecitorio per ribadire il suo impegno e annunciare che sarà lo Stato a salvare dalla dispersione e dal degrado, acquisendolo appena possibile, il villino di Sant’Agata di Villanova d’Arda, nel piacentino, dove il musicista abitò per quasi cinquant’anni a metà Ottocento. “Per muoverci stiamo aspettando la decisione del tribunale di Parma che deve nominare un custode giudiziario e poi ci deve far capire quali saranno le modalità di vendita. Ma la questione è alla mia vigile attenzione, interverremo”, assicura il ministro che già ai primi di novembre aveva chiesto alla soprintendenza e ai carabinieri dei beni culturali di fare un’ispezione per controllare lo stato in cui versa la residenza. Certo bisogna aspettare i tempi della giustizia civile, il tribunale di Parma chiamato a rispondere sulla contesa tra gli eredi. Bisognerà attendere in particolare che il giudice nomini un custode giudiziario e poi faccia capire quali saranno le modalità di vendita. Due, sottolinea, le strade possibili, la trattativa diretta o far concludere una eventuale asta e poi esercitare il diritto di prelazione. “Ma in ogni caso ci siamo”. Un annuncio che risponde alle attese di tanti, agli appelli lanciati dai grandi nomi della cultura, in prima fila Riccardo Muti. E che i deputati riuniti per il Question Time accolgono con un lungo, caloroso applauso. Intanto, anticipa il ministro, alla Scala di Milano e all’Opera di Roma si sta già lavorando all’organizzazione di due concerti speciali, con le musiche di Verdi naturalmente, il cui ricavato servirà “ad implementare il fondo” per acquisire la Villa che nel 2001, alla sua morte, Alberto Carrara Verdi aveva lasciato ai quattro figli, Maria Mercedes, Ludovica, Angiolo ed Emanuela. Uno di questi, Angiolo, ha gestito in questi anni la villa aperta al pubblico come Casa Museo, un’altra, Emanuela, è morta nel 2020. Sfrattato dai fratelli, era stato Angiolo, ai primi di ottobre ad annunciare la chiusura definitiva della casa Museo, di cui aveva messo in vendita a metà prezzo anche tutto il merchandising. “Devo lasciare l’abitazione che ho tutelato e salvaguardato per 53 anni -aveva spiegato ai cronisti – quando sono tornato , dopo la morte di mia madre, ho rilevato tutte le quote della parte musale. Per me Villa e museo non sono mai state due entità separate. E dato che non posso più abitare a sant’Agata, non posso nemmeno più occuparmi del museo. Liquiderò la società”. Giuseppe Verdi aveva comprato la proprietà nel 1848. Il maestro l’aveva voluta inizialmente per i due anziani genitori, Carlo e Luigia. Ma dopo la morte della madre decise di trasferircisi con la moglie Giuseppina, cantante d’opera, lasciando al padre la casa di Busseto. Era il 1851, Verdi fece aggiungere alla costruzione originale due nuove ali, che disegnò lui stesso, e poi anche un’imponente terrazza sulla facciata, le serre, una cappella, la rimessa per le carrozze. Persino il parco era stato curato da lui e dalla moglie in tutti i suoi particolari: dalla limonaia all’immenso Ginko Biloba, dalle statue di carattere romantico al laghetto a forma di Chiave di Violino nulla era stato lasciato al caso. Come la grotta usata come cantina per i vini e la ghiacciaia. E poi infinite varietà di fiori e piante, dalle rose alle magnolie che piacevano tanto alla sua Giuseppina. Una casa molto amata, insomma, dove il musicista, già acclamato e famosissimo per il Nabucco, trascorse da allora la maggior parte del suo tempo. Un luogo incantato dove riceveva pochi amici scelti e dove soprattutto lavorava alla sua musica. Qui scrisse tante delle sue opere più popolari, dalla Traviata al Trovatore, La forza del destino, Don Carlos, Aida fino al Falstaff, il suo ultimo capolavoro. “Verdi è come Dante, come Leonardo, è impensabile che la sua Villa possa finire ai privati”, aveva detto qualche settimana fa Riccardo Muti. Il ministro la pensa come lui. “E’ un pezzo di tutti noi, lo Stato interverrà”. (ANSA).


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