Sara Fruner e le tre madri di Macondo

SARA FRUNER, ”L’ISTANTE LARGO” (BOLLATI BORINGHIERI, pp. 286 – 15,00 euro).
    Quando, in certi momenti, Macondo avverte un peso, come un pugno, allora si accende lo stereo a palla con i Pearl Jam, quelli che gli ha fatto conoscere la Bea che ha il potere di entrare in un posto e conquistare lo spazio, come ha conquistato il suo amore, anche se lui non riesce mai a confessarglielo, amica rassicurante ma provocatoria e inquieta. E nella sua ricerca della verità, difficile da scoprire come ogni verità, anche perché spesso è altra da quella che si andava cercando, Macondo, che ha avuto tre madri e non ne ricorda nemmeno una, questa sensazione l’avrà spesso.
    Macondo, un ragazzino di 15 anni molto intelligente, con la passione per il padre di tutti gli investigatori, Sherlock Holmes, e per Martion Mystère, personaggio di un fumetto detto Indagatore dell’incubo, non ha certo la pazienza di aspettare sino ai 18 anni per scoprire qualcosa del suo passato, i cui segreti pare siano racchiusi tutti in una scatola che è in alto, in cima a uno scaffale nello studio di sua nonna Rocio Sanchez, famosa pittrice che perso la voce per un carcinoma alla gola e comunica quindi scrivendo su foglietti di carta, alcuni dei quali, non diretti a lui, ma che recupererà fortunosamente, saranno una prima traccia nel suo lungo percorso verso quell’ ”istante largo” che è anche il titolo di un quadro importante della nonna e sarà il momento della sua presa di coscienza, che dal frugare il passato lo riporterà alla scoperta della vitalità del presente.
    Per lui, al di là di quel che gli raccontano, a un certo punto era diventato chiaro che non si potevano avere tre madri, anche se poi si può arrivare a capire che, in realtà, se ne possono avere anche di più, visto che la famiglia non è necessariamente il piccolo cerchio tradizionale costruito dai legami di sangue, ma è l’insieme delle persone con cui si cresce e si condivide con amore la vita, pur tra contrasti che sono culturali e ideologici, presenti e passati, vari come i colori sulla tavolozza che Macondo impara a conoscere: ocra rossa 191; bianco avorio 321; verde ftalo 492; e così via. Anche se queste persone sono le più varie, sono personaggi spesso curiosi di varie origini, artisti sessualmente e intellettualmente liberi amici della nonna, che è il centro e la chiave di tutto con la sua storia personale e il passato famigliare e di quel magico e inquieto sudamerica da cui, lei cilena, proviene.
    Un romanzo con una sua leggerezza e grazia sul tema della famiglia e dei rapporti affettivi, costruito da Sara Fruner in maniera intelligente e coinvolgente con una scrittura diretta, semplice e piacevole. Un giallo, per alcuni versi, se, per esempio Macondo, che porta questo nome di un luogo fantastico e letterario, scoprirà come sia anche qualcos’altro, un intreccio di tre nomi di donna: Ma(ia)Con(suelo)Do(riana) ognuna col suo segreto. Del resto ”il mondo è fatto di persone che fanno quello che possono. E loro, in qualche modo, sono arte”, come ha scritto la nonna su uno dei suoi foglietti. Ed è anche così che si riesce con impegno e fatica a uscire da esperienze dolorose, a elaborare un lutto. (ANSA).
   


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