Saramago, l’impegno della coerenza

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 – ”La storia dubito sia una scienza – sosteneva Josè Saramago, premio Nobel portoghese per la letteratura, scomparso nel 2010 e di cui si celebra mercoledì 16 novembre il centenario della nascita nel 1922 – E’ più fiction che scienza. La storia ufficiale registra solo una parte del reale. Compito del romanziere è reinserire in essa, grazie alla fantasia, tutto ciò che non è visibile e non registrato, per arrivare a riferire di un’esperienza umana nella sua completezza”. Una completezza che comprende il fantastico e le proiezioni e creazioni mentali, considerati elementi non meno realistici dell’esistenza umana, come di quelle particolari realtà storiche da cui partivano spesso le sue narrazioni, i suoi romanzi.
    Esemplari in questo senso i suoi titoli più celebri, da quello che per primo lo rese noto all’estero, ‘Memoriale del Convento’ (storia d’amore in cui d’amore non si parla mai), a ‘L’anno della morte di Riccardo Reis’ (omaggio a Pessoa e i suoi alter ego, in cui forse era più verità che nel suo vero io), sino ai piu’ celebri e amati, da ‘Cecita” (un’epidemia metaforica dell’uomo che non vede il male dei suoi comportamenti) a ‘Tutti i nomi’ (un impiegato dell’anagrafe attratto dalla scheda di una sconosciute e dedito alle contrafafzioni giocando sul labile confine tra i vivi e i morti), cui si aggiungono ‘La caverna’ (il mito dell caverna di Platone reinterpretato al tempo del consumismo), ‘La zattera di pietra’ (parabola sul destino della penisola iberica, staccatasi dalla francia e che vaga nell’oceano), ‘Le intermittenze della morte’ (in un certo paese non si muore più e questa situazione crea un senso nuovo a tutto in un gioco in blico tra assurdo e realismo), sino all’ultimo lavoro, ‘Caino’ (Un Caino rivisitato che ce l’ha con il suo destino e con Dio, sino a sabotare il progetto di Noè con l’Arca), mentre sono usciti postumi il giovanile ‘Claraboia’, ambientato in (un condominio in cui si mescolano i destini di tutti gli abitanti) e lì’opera cui stava lavorando quandò è morto, ‘Alabardas’, romanzo impegnato sui temi della pace e l’impegno civile, rimasto incompiuto. E perq uesto centenario ecco in italiano il suo primo, dimenticato romanzo del 1947 ‘La vedova’ e dito da Feltrinelli, contemporaneamente a ‘I suoi nomi’, una corposa biografia lungo le immagini di una vita, a cura di Garcia Schnetzer e Ricardo Viel, con l’avvallo della moglie Pilar.
    In Italia, paese cui era legato, Saramago ha avuto particolare fortuna, due lauree Honoris causa a Roma e a Siena, varie trasposizioni teatrali, l’omaggio di due Meridiani Mondadori, pur essendo molto critico con la Chiesa (”Non rispetto il Vaticano, amministratore della fede”) che lo ha attaccato per i suoi romanzi a tema religioso, come il Gesù troppo umano de ‘Il Vangelo secondo Gesu Cristo’, e, durante i suoi lunghi anni di governo, con Berlusconi, attaccato in vari modi specie negli scritti del suo blog raccolti in ”Quaderno”, che il suo editore di sempre, Einaudi, si rifiutò di pubblicare, così che lo scrittore lo lasciò per Feltrinelli.
    Saramago, di povera famiglia, è costretto a abbandonare gli studi e ha varie occupazioni. Inizia poi a lavorare in un giornale e esordisce come narratore che si ispira al realismo socialista (‘Terra do pecado’ del ’47) osteggiato dal potere fascista di Salazar. Forse per questo non scriverà più per quasi trent’anni, ritrovando la propria libertà espressiva dopa la Rivoluzione dei Garofani nel 74 e la caduta della dittatura, pubblicando prima alcuni volumi di poesie , nel 1980, ‘Una terra chiamata Alentejo’, saga rurale tradizionale in cui però sulle storie reali cominciano a innestarsi sviluppi più fantastici.
    E’ l’inizio di un Saramago nuovo e più importante e del suo particolare stile, in cui si fondono narrazione e discorso diretto di piu’ personaggi come un flusso unico, in cui tutto riesce misteriosamente distinguibile senza eccessi e maniera barocca e con una personalissima punteggiatura, conservando una lucida modernità, una dialettica coinvolgente per il lettore su note ironiche e di una serena ma profonda malinconia esistenziale. Comunista da sempre e convinto che ”un intellettuale, piu’ è in vista, piu’ ha il dovere di esporsi per protestare e denunciare le ingiustizie”, con le sue prese di posizione, il suo atteggiamento verso la Chiesa e l’impegno dei suoi romanzi, pur avendo attirato l’attenzione sulla letteratura e la cultura portoghese grazie al suo Nobel, ha spesso diviso e ancora in parte divide critica e pubblico nel suo paese, tanto che decise di passare gli ultimi anni nelle Canarie, dove è morto, anche se oggi è sepolto a Lisbona. (ANSA).
   


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