Saviano insiste: “Salvini e Meloni? Insopportabili”

Nov 17, 2021

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    Bastardi“. Roberto Saviano non indietreggia, né ritratta. Anzi, tiene il punto e ribadisce il concetto con una certa sicumera: quell’epiteto dispregiativo, rivolto in tv a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, a suo avviso era legittimo. Perché, si sa, l’offesa quando è rivolta a destra può anche essere giustificata nel nome di una presunta superiorità morale (ma in caso contrario, apriti cielo, non è tollerabile). Rinviato a giudizio con l’accusa di diffamazione nei confronti della leader di Fratelli d’Italia, lo scrittore si è difeso ieri sera su La7 spiegando di aver agito verbalmente d’impeto nei confronti dei due esponenti politici, mosso da una insofferenza nei loro confronti.

    Incalzato da Giovanni Floris, che gli chiedeva conto di quel bastardi” rivolto a Salvini e Meloni durante una puntata di Piazzapulita del dicembre 2020, Saviano ha dichiarato: “Confesso che non lo ritengo un insulto ma una feroce critica politica“. Poi lo scrittore si è lanciato in una claudicante difesa di se stesso, spiegando di avere reagito con quella esclamazione in risposta alle posizioni dei due leader di centrodestra sull’immigrazione. In particolare, Saviano ha sostenuto di essersi agitato vedendo le drammatiche immagini di un naufragio. “Come è possibile mentire sistematicamente sui migranti, facendoli passare per invasori?“, ha accusato l’autore di Gomorra, quasi a voler imputare l’episodio televisivo incriminato ai due esponenti di partito, che peraltro non erano nemmeno presenti in quel momento. “Il mio impeto, che è nato certamente da un’insopportabilità, vuole confermare questo: io non mollo questo tipo di argomentazione, la loro, che precede la politica“, ha poi aggiunto Roberto, tentando di convincere Floris del fatto che il suo sfogo non fosse un insulto ma quasi un atto di resistenza.

    L’improvvisata arringa televisiva di Saviano, tuttavia, non era ancora conclusa. Mancava giusto il finale a effetto. Così, nel talk show politico di La7, lo scrittore non solo ha rivendicato il termine utilizzato nei confronti di Salvini e Meloni ma lo ha pure giustificato. Anche di fronte all’obiezione del conduttore, che gli aveva domandato se con quell’epiteto non avesse avvelenato ulteriormente in clima. Un’eventualità che Roberto, abituato a rintracciare le campagne d’odio sempre altrove, ha prontamente respinto. “Io volevo scientemente provare a trovare una parola forte e scandalosa per impedire il dibattito. Su questo non si dibatte: non si può dibattere sulle Ong come taxi del mare, perché sono ambulanze“, ha dichiarato il saggista, rivelando implicitamente la propria scarsa propensione al confronto con chi non la pensa come lui. Specialmente su certi temi ritenuti intoccabili.


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