Sbarcato pure un neonato ucciso dal freddo

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Migranti morti. Ancora. Migranti stipati negli hotspot. A ciclo continuo. Migranti che sbarcano a Lampedusa. Senza sosta. In 36 ore ne sono arrivati almeno 640, in 118 solo dalla mezzanotte di mercoledì all’alba di ieri. Tra questi il corpicino senza vita di un neonato di 20 giorni della Costa d’Avorio, con problemi respiratori, morto per ipotermia tra le braccia della madre. Lo portava in Italia per garantirgli le cure.

Intanto l’hotspot di Lampedusa è un viavai di migranti che approdano e vengono trasferiti su terraferma dalla prefettura di Agrigento, ma i trasferimenti sono un palliativo utile solo a svuotare momentaneamente la struttura che presto si riempirà di nuovo. Sull’isola non c’è posto persino nel cimitero. Il primo cittadino dovrà chiedere aiuto ad altri sindaci per poter dare degna sepoltura ad alcune salme, tra cui, forse, quella del neonato. Con il piccolo viaggiavano altre 36 persone su un barchino raggiunto in mare dalla Capitaneria di porto al largo di Lampedusa. Dell’ennesima tragedia è stata informata la procura di Agrigento ed è intervenuto il ministro Matteo Piantedosi che ritiene che quest’ennesima morte «testimonia che le traversate andranno interrotte al più presto. Molto spesso si fraintende che tutta l’azione, da più parti dispiegata per cercare di arrestare questi traffici, sia orientata non si sa da cosa, in realtà è perché questa situazione non è sostenibile». La procura agrigentina ha già aperto un’inchiesta sulla morte di una migrante per ipotermia. Viaggiava con 83 persone su un barcone raggiunto dai soccorsi al largo di Lampedusa. È stata trasportata nel Poliambulatorio, ma non c’è stato nulla da fare. Si indaga per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro reato. «Con tutte le chiamate che informano di cadaveri sembra un bollettino di guerra» dice il sindaco Filippo Mannino. Tutti i migranti arrivati ieri sono stati accolti nell’hotspot di contrada Imbriacola, dove c’erano i 522 arrivati il giorno prima. Si è registrato pure uno sbarco autonomo di 28 tunisini a Cala Francese. Sono stati intercettati a terra dalla Guardia di finanza. Potrebbero avere viaggiato a traino di una nave madre che li ha fatti scendere non lontano dalla battigia, visto che il barchino non è stato rinvenuto. Come loro, anche altre 82 persone, giunte in due gruppi di 31 e 51, sono partite da Sfax in Tunisia. Le partenze non si arrestano e le Ong sono in agguato per raccogliere migranti in mare e fare rotta verso l’Italia. La Nadir della Ong Resqship ha dato notizia di cinque operazioni per trasbordare dai barconi 200 migranti. E si è sfiorata la tragedia, perché i migranti, alla vista della guardia costiera italiana, hanno sbilanciato il barchino. In 37 sono finiti in acqua ma sono stati tutti messi in salvo. Il ministro Piantedosi ha parlato del «quasi naufragio» che, unito alla morte del neonato e a quello della migrante danno contezza della necessità di porre fine alle traversate. «Vogliamo evitare le morti in mare ha detto -. E le statistiche lo dicono: fermare i traffici vuol dire abbattere pure il numero dei morti in mare. Leggiamo questi eventi tragici come una motivazione ulteriore per fare di tutto».

Dall’inizio dell’anno, con dati del Viminale aggiornati a ieri, sono arrivati sulle nostre coste 89.826 migranti a fronte dei 57.458 dell’anno prima e dei 30.780 del 2020. I più numerosi sono gli egiziani, che rappresentano il 20% degli sbarcati, seguiti dai tunisini.


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