Sbarchi a raffica e l’immobilismo del Viminale: cosa c’è dietro l’emergenza migranti

Lug 29, 2022

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L’estate del 2022 non si sta rivelando diversa da quella passata. E non solo per le alte temperature. Il trend relativo agli sbarchi si è confermato drammaticamente al rialzo. Così come del resto nel 2021 e nel 2020.

Le ultime ore sono state, da questo punto di vista, emblematiche. Da sabato si sta registrando un autentico assedio, soprattutto lungo le coste di Lampedusa. Qui, secondo gli ultimi dati forniti dalle autorità locali, l’hotspot dell’isola sta adesso ospitando 1.871 migranti. La capienza massima prevista per la struttura è di 350. Una situazione quindi difficile e che sta continuando a peggiorare. Oggi altri sbarchi, almeno sette, sono stati registrati nella più grande delle Pelagie. Ieri sono stati almeno dodici, sabato in totale sono sbarcate 350 persone.

C’è però un elemento differente tra l’attuale stagione e quella del 2021. Quest’anno all’Italia manca un governo. Mercoledì scorso l’esecutivo guidato da Mario Draghi è decaduto dopo le dimissioni dell’oramai ex presidente del consiglio. E se già gli ultimi governi in carica hanno mostrato difficoltà nella gestione del fenomeno nel pieno delle proprie attività, il rischio è che un esecutivo in sella solo per la gestione degli affari correnti possa non avere la forza politica necessaria per prendere decisioni in grado di arginare le già tante emergenze migratorie registrate nel nostro Paese.

Lo spettro di un mancato intervento da Roma lo stanno vivendo sulle proprie spalle già i lampedusani. Come sempre, del resto. L’isola, per la sua posizione geografica e per la sua recente storia, è un termometro per misurare l’andamento della gestione dei problemi migratori in Italia.

La critica situazione di Lampedusa

Lampedusa rischia di affondare. Come ogni stagione estiva l’emergenza sbarchi diventa una delle questioni più delicate da affrontare per l’isola maggiore delle Pelagie. Ma quest’anno i numeri sono da paura e, i racconti di quasi duemila ospiti dentro l’hotspot di contrada Imbriacola due settimane fa, ne sono una testimonianza che non può passare nell’indifferenza. Quasi mille invece nel weekend scorso. L’ultimo weekend, come detto, ha rappresentato una sorta di Caporetto per l’isola. E non è ancora finita, perché gli sbarchi stanno proseguendo.

Risulta evidente che l’emergenza non riesce mai ad attenuarsi dentro la struttura di prima accoglienza. A fatica si riesce a svuotare l’hotspot con maxi operazioni che impegnano per 24 ore, per almeno un paio di giorni, le forze preposte, ma il tempo di rientrare nella capienza di 300 persone (il numero massimo di ospiti che la struttura può ricevere) che si inizia di nuovo la conta degli sbarchi e dei migranti in arrivo.

Si va dunque costantemente ben oltre il rispetto della capienza massima di ospiti con conseguenze deleterie sia per gli stessi migranti che vi soggiornano sia per tutti gli operatori chiamati a lavorare dentro la struttura, forze di polizia comprese. E il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese cosa ha fatto? Di sicuro si può dire cosa non ha fatto, ovvero non si è resa disponibile ad un incontro urgente chiesto dal sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino e non ha lavorato per prevenire quelli da lei definiti “affollamenti inevitabili”.

Il fallimento di Lamorgese

Che la gestione del fenomeno migratorio quest’anno sia stata un fallimento più degli altri anni è evidente. I numeri parlano chiaro nello specchietto aggiornato ogni giorno sul sito del ministero dell’Interno. Dall’inizio dell’anno ad oggi sono arrivati in Italia più di 34mila migranti contro i quasi 25mila dello stesso periodo dello scorso anno. Adesso con la crisi di governo l’interrogativo è d’obbligo: la sola gestione degli affari correnti può essere un incentivo per le partenze dall’altra parte del Mediterraneo?

Secondo il politologo Vittorio Emanuele Parsi è da escludere questo nesso: “Le partenze – dice a IlGiornale.it – ci saranno a prescindere. Non sarà una crisi di governo a incentivare o meno le partenze”. E le polemiche sull’operato di Lamorgese in merito all’emergenza in questi giorni non sono mancate: più fronti hanno chiesto maggiore incisività di intervento per impedire che Lampedusa venisse messa in ginocchio. Sull’Isola sono in molti gli abitanti, i ristoratori e gli albergatori che lamentano la “cattiva pubblicità” che questo fenomeno sta creando: “Non è possibile – ci dice un albergatore – che ogni anno quando riceviamo le telefonate dei clienti per le prenotazioni ci debbano chiedere se a Lampedusa ci siano problemi o meno. Sono titubanti il più delle volte e questo a noi non fa bene”.

Gli fa eco il gestore di uno dei camping dell’isola, altra tipologia di strutture che da queste parti in estate vanno per la maggiore. “Non ci siamo mai fatti illusioni – ha detto ai nostri microfoni – quando a febbraio è scoppiata la guerra con l’Ucraina, con mia moglie ci siamo guardati e ci siamo detti che, in qualche modo, questo avrebbe condotto a un’altra estate di sbarchi da noi. Vero che l’Ucraina non c’entra con l’Africa, ma abbiamo imparato che ogni crisi internazionale poi alla fine si riflette qui nel Mediterraneo. Però, a essere sinceri, non ci aspettavamo una situazione così”. Le strutture turistiche a Lampedusa stanno lavorando in queste settimane, ma la paura è per la seconda parte dell’estate: il timore, in particolare, è su quanto può accadere con un governo non più in carica.

Gli sbarchi nel pieno della campagna elettorale

Gli sbarchi ci sono sempre stati, senza dubbio. Così come è probabile che l’andamento attuale dei flussi migratori è del tutto indipendente dalla crisi di governo. Quello che preoccupa però è la gestione del fenomeno nelle prossime settimane. L’esecutivo è in carica solo per gli affari correnti. Vuol dire quindi che non potrà prendere, da qui fino alla formazione di un nuovo governo, decise iniziative politiche e non potrà andare oltre la gestione dell’ordinaria amministrazione.

Vale per tutti gli ambiti. Tutti i ministeri, compreso quindi il Viminale, non saranno nel pieno delle loro attività di indirizzo politico. E senza un preciso indirizzo, il rischio è quello di una mancata organica gestione dei flussi migratori. In poche parole, con numeri da emergenza un governo in carica solo per l’ordinario potrebbe non avere la forza per incidere significativamente sulla situazione. Un governo che, peraltro, nei suoi ultimi giorni di vita è stato accusato di non aver rivolto molta attenzione agli sbarchi a Lampedusa e all’andamento generale del fenomeno.

Dall’altra parte del Mediterraneo i trafficanti osservano molto da vicino la situazione. E sperano di poter sfruttare l’instabilità politica per lucrare ulteriormente sui propri macabri business. Sugli sbarchi comunque certamente non mancherà l’attenzione: per la prima volta ogni singolo barcone arrivato sarà motivo di scontro in campagna elettorale.

Cosa può fare adesso il Viminale in caso di ulteriore impennata migratoria?

Cosa vuol dire avere limitati poteri ordinari in questa fase estiva per il nostro ministero dell’Interno? La domanda l’abbiamo girata ancora a Vittorio Emanuele Parsi. “A livello prettamente politico – ha detto – rientra tra i casi ordinari poter dare il via libera o meno all’ingresso di una nave nel nostro Paese. Il Viminale ha quindi facoltà di decidere in caso di richiesta di porto sicuro da parte, ad esempio, di un mezzo di una Ong”. In poche parole, la classica diatriba estiva sull’opportunità o meno di far sbarcare migranti da navi Ong procederà anche (se non soprattutto) nell’anomala campagna elettorale estiva.

Però, ed è questo poi il vero nocciolo della questione, il ministero, così come l’intero governo, difficilmente potrà prendere provvedimenti ad hoc oppure adottare misure di una certa valenza politica. In caso di impennata degli sbarchi, l’esecutivo dovrebbe intestarsi una precisa linea politica difficile però da attuare avendo in mano la mera gestione dell’ordinario. Forse l’unico punto in cui Roma potrebbe incidere riguarda la linea da tenere in Europa. Draghi ha sempre parlato di necessità di chiedere a Bruxelles maggior solidarietà e nelle sue linee programmatiche c’era anche la questione di un potenziamento del meccanismo dei rimpatri a livello comunitario.

Nelle prossime riunioni europee saranno sempre esponenti del governo Draghi a rappresentare l’Italia e lì, nel caso di ulteriore impennata di sbarchi, Roma potrebbe avanzare le sue richieste. Ma, a Lampedusa come altrove, nessuno si sta facendo illusioni: ci aspetta un’annata molto delicata.


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