• Sbarchi, il governo si muove. Tajani: “Missione a Tunisi”

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    L’Italia si muove per fronteggiare l’ondata di migranti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, conferma al Giornale che andrà in Tunisia «spero già la prossima settimana e prevedo anche una visita in Turchia» per la nuova rotta che si sta gonfiando dal Mediterraneo orientale e la disastrosa situazione libica.

    «Pure il ministro dell’Interno si recherà in Tunisia – spiega Tajani – Faremo e discuteremo di tutto per fermare gli sbarchi». Non è esclusa una collaborazione stretta con la Guardia costiera tunisina per riportare indietro i barchini diretti verso Lampedusa. «Ho chiesto un forte impegno al governo tunisino per contrastare le partenze irregolari dei migranti e sul favorire un maggior numero di rimpatri. Presto sarò a Tunisi: il governo italiano lavora per risolvere l’emergenza immigrazione» ha scritto Tajani su twitter. Ieri ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi, il secondo da quando si è insediato il governo Meloni. «Abbiamo settemila chilometri di costa» ricorda Tajani e si deve lavorare «a monte» del problema. Gli accordi tra Italia e Tunisia prevedono 80 rimpatri alla settimana e due voli fissi, il martedì e il giovedì. Troppo pochi rispetto ai 18.148 tunisini sbarcati in Italia quest’anno. E poi va aggiunto il 10% dei migranti sub sahariani. Dallo scorso gennaio al 20 dicembre, sono 30.261 gli arrivi dal paese nordafricano, quasi un terzo del totale degli sbarchi nel 2022.

    Il ministro degli Esteri ha garantito al suo omologo al di là del Mediterraneo il sostegno dell’Italia nelle attività di controllo delle frontiere, nella lotta contro la tratta di esseri umani e per la creazione di opportunità di migrazione legale verso l’Italia. Meno sbarchi da noi e più rimpatri farà ottenere alla Tunisia una maggior «quota premiale» ovvero flussi di migrazione regolare. La Farnesina, in una nota, specifica che «la soluzione deve necessariamente passare anche dal sostegno concreto dell’Unione europea». Archiviata la rivoluzione dei gelsomini, il nuovo uomo forte, Kaies Saied, presidente della Repubblica ha bisogno di aiuto per evitare il tracollo economico. Una crisi che se degenerasse provocherebbe una fuga maggiore verso casa nostra. Per questo Tajani parlerà anche di economia ed energia. L’Italia è il primo partner commerciale tunisino. L’Europa ha appena approvato un finanziamento di 300 milioni di euro, che farà da volano per gli investimenti tricolore nell’energia rinnovabile in Nord Africa.

    Anche Piantedosi andrà in Tunisia e ieri ha ammesso che «l’Europa è un po’ lenta nei suoi meccanismi». Secondo il ministro dell’Interno i 3.709 sbarchi dal primo gennaio, 10 volte di più rispetto al 2022, rappresentano un dato «molto parziale e condizionato dal bel tempo. Vedremo sul lungo periodo». Piantedosi ha ribadito che «non possiamo permettere a navi private, battenti bandiera straniera, di sostituirsi allo Stato italiano» riferendosi alle Ong del mare che esercitano «un pull factor, un fattore di attrazione» per i migranti.

    Nave Geo Barents di Medici senza frontiere, con 73 migranti a bordo, posta un video con il mare mosso e protesta: «É inaccettabile mandarci ad Ancona con altri porti idonei molto più vicini e, soprattutto, in queste condizioni meteo». La nave arriverà domani sera o giovedì, ma il vero nodo da risolvere è il bubbone libico. Da Tripolitania e Cirenaica sono arrivati in Italia 50.926 migranti, circa 12mila con le Ong. Sulla Libia Tajani risponde che «ci stiamo lavorando».


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