• Sbarchi, nuovo monito Ue all’Italia: “Niente ritardi” 

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    Il dibattito sull’immigrazione è approdato a Strasburgo. Nella seduta plenaria del parlamento europeo, si sta discutendo in queste ore del piano europeo d’azione per il Mediterraneo centrale. Ma all’interno dell’aula si avvertono ancora gli echi del braccio di ferro tra Italia e Francia sull’immigrazione. Lo si è notato dalle prime parole del ministro degli Esteri della Repubblica Ceca, Mikulas Bek, presidente di turno dell’Ue. “Il porto più vicino per gli sbarchi deve essere definito senza ritardi”.

    La linea della presidenza dell’Ue

    I riferimenti di Bek hanno implicitamente richiamato a quanto avvenuto nei giorni scorsi sul caso Ocean Viking. La nave cioè dell’Ong francese Sos Mediterranée a cui l’Italia non ha assegnato un porto di sbarco e che alla fine è approdata in Francia. Un approdo che ha rappresentato l’origine dello screzio tra Roma e Parigi.

    Voglio sottolineare – ha dichiarato Mikulas Bek – che ogni perdita di vita umana sulle rotte irregolari dei migranti verso l’Europa è inaccettabile. I recenti avvenimenti nel centro del Mediterraneo hanno riportato in prima linea questo tema”.

    Dare assistenza alle persone in pericolo in mare è un imperativo umanitario – ha proseguito – e un obbligo di tutti i Paesi e capitani di nave sotto il diritto internazionale. È cruciale che ogni attore rispetti le regole internazionali ed europee e che il porto più vicino per lo sbarco venga definito senza ritardi”. Chiaro come, da queste ultime parole, la presidenza di turno dell’Unione Europea ha espresso una posizione molto vicina a quella francese.

    Sotto accusa, nelle parole di Bek, i ritardi con cui l’Italia ha esaminato il via libera richiesto da Ocean Viking e da altre navi Ong presenti tra ottobre e novembre davanti i nostri porti. Roma, secondo la presidenza di turno dell’Ue, doveva da subito dare disco verde allo sbarco.

    “Il caso Ocean Viking pedagogico per l’Italia”

    La commissione europea, dal canto suo, prova invece a mediare. Pur mantenendo una linea favorevole agli sbarchi immediati, da Bruxelles si è rimarcata comunque l’importanza di esaminare il problema immigrazione a livello europeo. Dando quindi un leggero credito anche alla posizione italiana.

    Ad anticipare la posizione della commissione è stato, in un’intervista al Corriere della Sera, il vice presidente della commissione Margaritis Schinas. “La vicenda Ocean Viking – ha dichiarato – ha creato una crisi europea e ha portato due dei nostri Stati membri a confrontarsi su qualcosa che normalmente deve essere risolto in modo diverso. Secondo il diritto internazionale, la responsabilità è del Paese nelle cui acque territoriali si trova la nave. L’Italia si è rifiutata di ottemperare pienamente e ha mandato la nave in Francia creando questa situazione per avere una soluzione europea”.

    In questa maniera, Schinas pur non avvalorando la tesi italiana ha però implicitamente riconosciuto come senza le mosse di Roma forse la questione non sarebbe mai approdata subito nelle stanze europee. “Ora bisogna disinnescare questa mini crisi – ha infatti proseguito – e trovare soluzioni pratiche che aiutino sia l’Italia a gestire questo percorso sia la Francia che ha dovuto accettarne le conseguenze”.

    Nel corso dell’intervista, il vice presidente della commissione ha anche parlato di “caso pedagogico” per il nostro Paese. “Credo che la crisi dell’Ocean Viking – ha proseguito – sia stata un’esperienza pedagogica, tutti i governi dei nostri Stati sanno bene che hanno più da guadagnare lavorando con Bruxelles e i loro partner piuttosto che contro di loro”. Un po’ come dire che, per questa volta, l’Italia ha provato a muoversi da sola ma adesso capirà che è importante cercare soluzioni comuni. Quanto di vero possa esserci in una simile previsione è presto per dirlo. Del resto, per l’appunto, Roma ha manifestato la sua insofferenza e i buoni propositi europei sono tutti da verificare.

    Weber: “Serve solidarietà all’Italia”

    A Strasburgo però non tutti sembrano inclini a catalogare il caso Ocean Viking come semplice frutto dell’insofferenza italiana. “È chiaro che gli sbarchi di migranti irregolari sulle coste dello Stivale sono un problema europeo, non italiano”, ha dichiarato il capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber.

    Per questo – ha proseguito – serve con urgenza solidarietà da parte degli altri Paesi europei. I giornali sono pieni di articoli sulla crisi scoppiata tra Italia e Francia per la Ocean Viking: la realtà è che abbiamo promesse da Francia e Germania per 8mila ricollocamenti, ma finora ne sono stati fatti solo 117. Questa è la solidarietà europea oggi”.


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