“Sboarina fa uno sbaglio a non allearsi. Siamo stupiti dal suo irrigidimento”

Giu 19, 2022

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    Non c’è soltanto il caso Verona. I ballottaggi di domenica 26 giugno sono comunque un banco di prova per constatare lo stato di salute delle coalizioni. Quindi il capoluogo scaligero, Lucca e Catanzaro (solo per citare alcune delle città dove il centrodestra è chiamato a ricompattarsi per i ballottaggi) diventano momenti molti importanti per il percorso che porterà alla campagna d’autunno, quella che vedrà la coalizione guidata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia affrontare il grande viaggio verso le politiche del 2023.

    Onorevole Tajani, a una settimana dal voto dei ballottaggi è ottimista di ripetere il successo (10-3) del primo turno?

    «Lo sono sicuramente. Ma c’è molto lavoro ancora da fare. Non tutte le questioni, infatti, sono state risolte».

    E viene subito in mente il caso di Verona.

    «È un caso emblematico. La questione del mancato apparentamento fa riflettere su un particolare che forse il candidato Sboarina ha trascurato».

    Quale?

    «Per guidare una coalizione alla vittoria all’aspirante sindaco non basta preoccuparsi dei voti che andranno al suo partito. Deve essere in grado di guidare tutta la coalizione al successo».

    Insomma deve essere un federatore.

    «È un discorso che vale per le amministrative ma è un principio guida soprattutto per le elezioni politiche. L’ultima volta che il centrodestra è riuscito a vincere le elezioni il merito è stato di chi ha saputo federare bene la coalizione consentendo a tutti di ottenere voti. E quel federatore era Silvio Berlusconi».

    A parte Verona, come si muove Forza Italia?

    «Su Catanzaro sarà la parte del centrodestra che è rimasta fuori a sostenere Valerio Donato. Mentre a Lucca abbiamo sottoscritto l’apparentamento per una coalizione ampia al ballottaggio».

    Resta il caso di Verona.

    «Secondo me Sboarina fa un errore a non sottoscrivere l’apparentamento. Non è di sicuro una questione di poltrone. Ma gli accordi vanno presi alla luce del sole e non sottobanco».

    Perché è così importante l’apparentamento?

    «Perché definisce con chiarezza ruoli e responsabilità. Non si tratta insomma di un accordo di palazzo ma di una vera alleanza ufficiale».

    Ve lo aspettavate il rifiuto di Sboarina?

    «No di certo. Ci ha stupito questo irrigidimento. È anche una questione banalmente numerica. Come fa un candidato che ha preso il 30% dei voti a rinunciare al supporto di chi nella stessa tornata elettorale ha preso il 24%?»

    Quindi non lo sosterrete?

    «Non scherziamo. Non ci mettiamo mica a votare per un candidato di sinistra. Detto questo non possiamo non sottolineare che soltanto uniti si vince. Lo abbiamo già ampiamente dimostrato al primo turno di domenica scorsa e siamo sicuri che si vincerà laddove riusciamo a dimostrare al nostro elettorato la compattezza della coalizione».

    Quindi rimanete convinti che l’unica arma per vincere è l’apparentamento?

    «Certamente. L’appello agli elettori per votare un candidato ha il suo valore ma non basta. L’apparentamento ti garantisce la dimostrazione di interesse per quel consenso».


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