• Schede mai arrivate e istruzioni sbagliate: ancora caos sul voto all’estero

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    Qualche giorno fa Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie alla Farnesina, assicurava come sulle operazioni di voto oltreconfine non ci fossero “grandi problemi e criticità”. Eppure a tre giorni dalla scadenza del 22 settembre (la data in cui le schede compilate devono arrivare negli uffici consolari) continuano ad arrivare segnalazioni sui plichi non ancora consegnati e sui rischi che ne conseguono: l’impossibilità di esprimere la propria preferenza o peggio il pericolo che le schede vengano intercettate (e riempite) da altri.

    Quella che la rete diplomatica e consolare italiana mette in moto in occasione delle consultazioni elettorali è una macchina complessa. Oggi, sottolineano dal ministero degli Esteri, a votare sono quasi 5 milioni di elettori in 200 Paesi, più del doppio rispetto a vent’anni fa. E stavolta, con la riforma che ha tagliato la rappresentanza parlamentare, i 12 deputati e senatori eletti nel mondo avranno un peso maggiore nel determinare gli equilibri politici nazionali. Assicurare la regolarità delle operazioni, quindi, è fondamentale.

    Nelle scorse settimane a ricorrere alla Procura non è stata soltanto la Farnesina (per tre casi sospetti, in Argentina e Svizzera) ma anche Andrea Di Giuseppe, imprenditore trapiantato negli Usa, presidente del Comites di Miami e candidato di Fratelli d’Italia che, come raccontato a più riprese su questo giornale da Felice Manti, ha denunciato la presenza spropositata di over 80 nelle liste elettorali dell’America settentrionale e centrale. In 2.218 risulterebbero avere addirittura più di 99 anni. Un dato che non torna, visto che in patria i centenari sono 17mila su 58 milioni di italiani. “È realisticamente ipotizzabile che vi siano decine di migliaia di persone che risultano presenti nelle liste benché decedute”, ragionava Di Giuseppe paventando il rischio che “terzi” potessero esercitare il diritto di voto al loro posto nonché incassare abusivamente la pensione dei de cuius.

    Le notizie che arrivano dai cinque continenti parlano anche di buste fallate e di elettori costretti a richiuderle con scotch e colla, con il rischio di vedere il proprio voto annullato. Qualcuno, secondo Vincenzo Arcobelli, rappresentante al Consiglio Generale degli Italiani all’estero e anche lui candidato per FdI, avrebbe “ricevuto le schede referendarie del giugno scorso invece di quelle politiche attuali”. A Washington, inoltre, secondo quanto risulta al Giornale.it, le schede per votare il prossimo 25 settembre sono arrivate accompagnate, in qualche caso, dalle istruzioni per il referendum sulla giustizia. A scusarsi formalmente con i malcapitati elettori è direttamente il consolato italiano, in una lettera in cui si chiede di fare riferimento alle istruzioni pubblicate sul sito dell’ambasciata.

    “Nelle ultime ore i telefoni e le caselle postali elettroniche a disposizione per le elezioni presso i consolati nella ripartizione America Settentrionale e Centrale ma probabilmente anche nelle altre, sono sature da numerose richieste e lamentele da parte di connazionali aventi diritto al voto,i quali alla data odierna non hanno ricevuto il plico elettorale”, denuncia il rappresentante degli italiani all’estero. I ritardi e la mancata ricezione vengono imputati al servizio postale di Stati Uniti e Canada. Ma resta il fatto che chi non potrà recarsi personalmente negli uffici a chiedere un duplicato non potrà esercitare il proprio diritto di voto. Un film già visto lo scorso giugno, come vi avevamo raccontato qui.

    La situazione è stata esposta direttamente a Roma al direttore, Luigi Maria Vignali. La richiesta avanzata da Arcobelli è quella di “posticipare di 24 ore il limite massimo di ricezione dei plichi da parte dei consolati” spostandolo dalle 16 del 22 settembre alla stessa ora del 23. Le schede elettorali, da regolamento, dovrebbero prendere il volo verso l’aeroporto di Roma Fiumicino a bordo di 79 voli internazionali fra venerdì 23 e sabato 24. Posticipare i termini, dice il candidato al Senato, “permetterebbe a tutti quei connazionali aventi diritto e che abitano in territori lontani dalle sedi consolari di fare arrivare in tempo il proprio plico elettorale”.


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