• Schlein-Conte-Landini. Prima uscita in piazza dell’asse “antifascista”

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    Lancette della sveglia programmate per le ore 14 di oggi: Conte, Schlein e Landini si danno appuntamento a Firenze, in piazza della santissima Annunziata, per la prima uscita del fronte anti-fascista. Che potremmo tranquillamente chiamare CLN (comitato di liberazione nazionale). In piazza al corteo si accoderanno anche Anpi e sigle varie che si richiamano alla resistenza partigiana.

    C’è solo un piccolo inconveniente: il fascismo è morto il secolo scorso. E la guerra di liberazione è terminata più di settanta anni fa. Prima regola per la nuova alleanza: la foto di rito è assolutamente vietata. I precedenti non sono incoraggianti. Nel 2019 ci provarono Speranza-Zingaretti e Di Maio a dar vita a un fronte progressista con tanto di foto e volti sorridenti. E’ finita malissimo. Ancora prima si cimentarono nel 2012 Bersani-Di Pietro e Vendola (il patto di Vasto): due (Di Pietro e Vendola) sono spariti dalla vita pubblica, il terzo (Bersani) potrebbe rientrare in campo a breve. Al netto del passato, il dado è tratto. L’asse Schlein-Landini-Conte è ufficialmente nato. Con una missione: l’opposizione al governo Meloni esce dal Palazzo e cerca il battesimo della piazza. Oggi a Firenze, città scelta dai sindacati per la manifestazione contro il fascismo dopo gli scontri tra gli studenti del liceo Michelangelo, Conte, Schlein e Landini firmano (idealmente) il patto che dà vita al nuovo fronte di sinistra, nel quale si mescolano radicalismo e antagonismo. Ma anche M5s e sindacati. Il laboratorio politico sognato da Goffredo Bettini può aprire i battenti. Conte sarà il riferimento-leader di questo fronte? Enrico Borghi, senatore del Pd, lo esclude in modo categorico. Andrea Orlando è più ottimista: «Penso che il Pd adesso non debba partire dall’idea di costruire alleanze in astratto, ma fare battaglie comuni sul salario minimo, gli atti gravi del governo, la risposta antifascista a Firenze, tutti elementi che devono riavvicinare le opposizioni tutte. Partirei dalle battaglie comuni per verificare se c’è la possibilità di costruire una piattaforma comune perché a mio avviso è il metodo più semplice anziché fare patti, accordi o ipotesi di accordo costruiti tutti su una dimensione astratta che nel concreto rischia di non reggere. Certo il Pd in salute è una forza politica che deve lavorare per costruire una coalizione in futuro, non in una dimensione di subalternità».

    Non sono ancora partiti e già tira aria di tensione. I tre federatori, Landini, Conte e Schlein, della «nuova cosa di sinistra» si giocheranno le proprie carte per assumerne il leader. L’adrenalina è altissima. I tenori sfileranno anche per chiedere le dimissioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Basta scorrere i social per comprendere il clima. Enrico Bruni Cagianelli, militante del Pd e sostenitore di Schlein, chiede lo scioglimento di Azione Studentesca, l’associazione vicina alla destra. La data di oggi segna un passaggio decisivo nella storia recente del Pd: l’addio a ogni ambizione riformista. Si ritorna alle origini. L’alternativa al governo Meloni passa dalla piazza. Al corteo Elly Schlein non sarà sola. Laura Boldrini, Roberto Speranza, Emiliano Fossi, Arturo Scotto hanno assicurato la presenza. Non ancora confermate le presenze di Nicola Zingaretti e Peppe Provenzano. Probabile che restino a Roma dopo il suicidio del senatore Bruno Astorre. Al fianco di Conte e Landini sfileranno Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Uniti e compatti per vincere la guerra di liberazione.


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