Scuola: Gilda, nota ministero Istruzione crea solo conflitti

Dic 20, 2021

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(ANSA) – ROMA, 20 DIC – “La nota del Miur che estende
l’obbligo vaccinale al personale assente per malattia o altri
motivi è illegittima e crea confusione. Le note ministeriali
possono solo essere applicative delle leggi e non creare
ulteriori gravosità per una categoria che si è sottoposta
peraltro alla vaccinazione per oltre il 95%. Abbiamo
l’impressione che tanto accanimento serva solo a generare una
cortina fumogena per nascondere la mancata capacità di
intervenire su spazi, organici e trasporti pubblici. Gli
insegnanti meritano rispetto – sottolinea Rino Di Meglio,
coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti – e non si
accontentano delle citazioni del romanziere spagnolo José Ángel
González Sainz o di Nicolais e Festinese, riportate in una nota
che finirà per accrescere solo il contenzioso tra personale
scolastico e dirigente. Il Miur, in quel documento, interpreta
in modo singolare il criterio per individuare ‘personale in
servizio’, ritenendolo tale anche se di fatto è assente per
legittimi motivi, contraddicendo la propria precedente circolare
del 7 dicembre scorso”.
    La nota, sottolinea il sindacato, “interpreta infatti
poeticamente il Decreto legge che, all’articolo 2, comma 2 afferma che “la vaccinazione costituisce requisito
indispensabile per l’attività lavorativa” è quindi ovviamente
inapplicabile a chiunque non svolga per legittimo impedimento
l’attività lavorativa.
    Il poetico funzionario dimentica poi che l’aspettativa per “infermità” cui fa riferimento non esiste più nel contratto
della scuola dal lontano 1995. Da quel momento è divenuta
infatti assenza per malattia.
    La parola infermità – conclude il coordinatore nazionale di
Gilda – nel vocabolario ha un significato molto diverso da
quello che vuole intendere il Miur e non è un termine giuridico.
    Nel nostro sistema giuridico non esiste un’assenza per infermità
che non sia la malattia prevista dal Ccnl. Ma se per assurdo
esistesse una tale differenza, si dimentica comunque che il
datore di lavoro può conoscere solo la prognosi e non la
diagnosi, essendo impossibilitato quindi a distinguere tra un
tipo di malattia e l’altra. E’ opportuno quindi che si “chiariscano” subito gli errori della “nota di chiarimenti”.
    (ANSA).
   


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