Se la sinistra vede fascisti anche tra i liberali

Dic 24, 2021

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Gli Inti Illimani, «el pueblo unido jamas sera vencido», e quindi «la musica andina che noia mortale», cantava Lucio Dalla. Per la sinistra, il Cile è un luogo della memoria traumatizzata. Secondo l’agiografia, nel mentre Allende costruiva il paradiso in terra, arrivò il fascista Pinochet a bloccare tutto. In realtà il presidente socialista stava minando economicamente il Paese e un colpo di stato militare – violento, sanguinario e ovviamente ingiusto – lo rovesciò, creando una dittatura ferocissima. Che tuttavia contribuì a modernizzare il paese, come hanno riconosciuto anche molti storici progressisti. Sì, ma qui la storia non c’entra, è solo propaganda, e non della migliore. Quella di considerare la vittoria del candidato dell’estrema sinistra, Gabriel Boric, come una vendetta di Pinochet, quasi mezzo secondo dopo. Come se a Santiago non fossero mancati governi, anche di sinistra, in questo torno di tempo. La vocazione dei post comunisti al reducismo e alla nostalgia, peraltro sentimenti assai nobili, trova una piccola conferma anche da una baruffa sui social. All’economista Francesco Ramella, che si poneva gli stessi interrogativi di tutti i giornali seri internazionali, cioè se il programma economico di Boric «distruggerà il Cile» (cosi il Wall street journal di ieri), può capitare di essere apostrofato come «fascista». Poco male, i social non sono un pranzo di gala e chi li frequenta deve accettare le regole del gioco. Non però quando a praticare il fango è un ministro, nella fattispecie Andrea Orlando, che fascista ha definito Ramella, per ironia della sorte pure editorialista di Domani, il quotidiano di De Benedetti, non certo di ultradestra. Questa piccola baruffa chiozzotta ci dice però tre cose. Una, che per la sinistra non di 50 anni fa ma di oggi «neoliberismo» e «fascismo» sono sinonimi. Ramella è infatti membro dell’Istituto Bruno Leoni, il più importante pensatoio «liberista», dicono a sinistra, in realtà semplicemente liberale. Non a caso gli strali del ministro sono piovuti quando Ramella difendeva il premio Nobel Milton Friedman, reo a suo tempo avere elogiato le misure economiche di Pinochet (condannando tutto il resto). Insomma, se privatizzi sei fascista, se nazionalizzi, un compagno: allora con questo criterio il governo più a sinistra della storia italiana dovrebbe essere la Repubblica di Salò. La seconda: che Orlando e i suoi paiono dei piccoli Togliatti, uso a trattare con gli scarponi chiodati gli intellettuali che osavano criticare il comunismo. Segno di una preoccupante regressione del Pd verso la casa madre comunista. Terzo: che a sinistra c’è tanta voglia di anni Settanta. E qui, scusate, ci scorre un brivido.


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