Se l’Europa foraggia la sua casta

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Oggi che i sovranisti sono diventati tutti europeisti, a alimentare l’euroscetticismo è rimasta solo la Ue. Con nomine come quella, considerata probabile, di Luigi di Maio a inviato speciale della Ue nel Golfo Persico, dove si occuperà di gas. Non esattamente un incarico di secondo piano, e su un dossier che definire fondamentale è eufemistico. Si potrebbe esaurire il commento riprendendo una famosa battuta di Giulio Tremonti: sarebbe come affidare a Dracula la guida dell’Avis. Se non fosse che, almeno, Dracula di sangue si intende, mentre l’unico rapporto dell’ex ministro degli Esteri (ed ex alle Attività produttive) con questa forma di energia è quando accende il fornello di casa. La vicenda però si presta ad altre considerazioni. La principale riguarda il rapporto tra la meritocrazia e la politica: la regola è che, se uno appartiene al tuo partito o alla tua rete di relazioni, diventa automaticamente meritevole. Colpa di una nozione in realtà evanescente, come quella di merito, ma anche di una politica sempre più gioco interno ad una classe castale. A cui si accede, ovviamente non per merito ma grazie a reti di relazioni. La storia è ancora più grottesca se si pensa che di Maio è entrato a far parte di quel mondo proprio denunciandolo: promettendo agli elettori, illusi, che una volta al potere lui e quelli come lui, certe cose non sarebbero più accadute. Cose appunto come questa. Si dirà: ma Di Maio è stato ministro degli Esteri, una esperienza l’avrà acquisita, mica potrà tornare a vendere bibite allo stadio. Non siamo cosi ingenui da pretenderlo ma, proprio riguardo alla esperienza, c’è da ricordare che, negli ultimi tempi del governo Conte II, Di Maio provocò una grave crisi con gli Emirati Arabi: allora si disse per il fatto che Conte volesse favorire l’Iran. Quindi Di Maio sarebbe l’ultima persona da inviare a Abu Dhabi: a meno che il suo filo iranismo di allora non sia piuttosto una medaglia agli occhi del commissario (socialista) Joseph Borrell, colui che dovrà procedere alla nomina. E qui venivamo alla Ue. Che è nota per non lasciare nessuno indietro, tra gli esponenti della sua nomenclatura. Guai mandarli a lavorare: quando per caso finiscono trombati, bisogna trovare loro subito un incarico, e che sia prestigioso e remunerativo. Come accaduto nel 2020 a un altro ex ministro degli Esteri italiano (e Ue), Federica Mogherini, nominata rettrice del prestigioso Collegio d’Europa, pur essendo priva di titoli scientifici. Ma al Collegio si studia e i danni sono limitati. Mentre non vorremmo vedere Di Maio maneggiare, neanche metaforicamente, i tubi del gas che, come noto, può esplodere.


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