Se lo Stato va a lezione dal suo manager

Set 6, 2021

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    Il bilancio dei tre giorni del Forum Ambrosetti, in termini di idee per l’agenda politica ed economica, è tra i più poveri delle 47 edizioni fin qui tenute a Cernobbio. E forse non poteva essere altrimenti, con la pandemia che colpisce al cuore un format il cui successo dipende dai personaggi, da ospiti che vengono da lontano, e da un folto circo mediatico che li amplifica. Tra quello che rimarrà negli annali, almeno per le cose italiane, c’è comunque un bel colpo: il «no» che l’ad dell’Enel Francesco Starace ha pronunciato sull’ipotesi di un ritorno al nucleare. Un monosillabo pesante come un marmo tombale su un tema sollevato non dal primo che passa, bensì da Roberto Cingolani, il ministro della Transizione ecologica. Lo scienziato scelto da Draghi per il dicastero centrale di questa fase storica, per l’industria e l’economia post pandemica. Certo, al botta e risposta sono seguite le spiegazioni di Cingolani, che si riferiva a ipotesi tecnologiche di qui a 15 anni. Ma tant’è: Starace – versione contemporanea del top manager pubblico – è uscito dalla breve querelle come un preciso punto di riferimento per la transizione energetica. In fondo, nessuna sorpresa: è un ingegnere nucleare che arriva dalla divisione Green Power e che in questi 7 anni di Enel ha messo la decarbonizzazione avanti a tutto. Insomma, uno che ne sa, e che guida un gruppo sì quotato in Borsa, ma anche strategico per le politiche energetiche della «transizione» che sono in cima all’agenda di questo e pure dei governi che arriveranno nei prossimi (almeno) 20 anni.


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