Se ora Carlo fa l’anti-destra

Ago 1, 2022

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Era da anni che si preparava, con libri, dichiarazioni, interviste, anche con l’organizzazione di un partito, per sfaldare il finto bipolarismo, come lo chiamava, e forse lo chiama ancora. Per poi finire ad affondare in uno dei due blocchi, quello per di più abitato da neo comunisti, post grillini, ecologisti radicali, vetero socialisti e forse magari, vedi un po’, pure i contiani ripescati? Il lettore avrà capito che stiamo parlando di Carlo Calenda. Il quale, fino a una settimana fa, ribadiva che «battere le destre non è un programma», che gli italiani erano stanchi di una politica di blocchi tra forze eterogenee, costrette a convivere forzatamente da una pessima legge elettorale, che insomma occorrevano proposte indirizzate oltre la destra e la sinistra. E invece ora, almeno stando alle sue ultime dichiarazioni, «battere le destre» è diventato il principale obiettivo, perché esse sarebbero a suo dire pericolose, ci isolerebbero dall’Europa. Ma Matteo Salvini e Giorgia Meloni sarebbero diventati quel che sono in una settimana? L’unica discriminante fissata da Calenda è quella di non allearsi con chi ha fatto cadere Draghi: ma può convivere con Fratoianni, che a Draghi ha sempre votato controVero è che egli ha posto come condizione che non vi sia la sinistra estrema nell’alleanza. Insieme ad altre, forse un po’ troppe dal punto di vista di Letta. Per questo non è scontato che Azione diventi una stampella del Pd, un po’ come erano i partiti dei contadini nei paesi comunisti dell’est. L’altra strada che Calenda ha di fronte a sé è più rischiosa: quella di cercare di creare, con Matteo Renzi, un terzo polo, di impronta liberale e centrista. I sondaggi accreditano un 40% di indecisi, ci sarebbe materia su cui lavorare, anche se il tempo non è molto. Il rischio è evidente, ma pure limitato: è difficile che, assieme, Azione e Italia viva non superino il quorum. E probabilmente Calenda otterrebbe più seggi di quelli che gli concederebbe Letta. Toglierebbe voti ai progressisti, questo terzo polo? Non necessariamente , riuscirebbe a coinvolgere elettori che altrimenti finirebbero nell’astensione: un’astensione pensata, causata da un bipolarismo in cui non si riconoscono. Infine, questa scelta suonerebbe come coerente rispetto a quanto Calenda è andato scrivendo, dicendo e facendo in questi anni. Sappiamo che in politica, più che altrove, la coerenza è la virtù degli imbecilli. Ma non per chi ha sempre accusato di incoerenza gli altri. Dove c’è il pericolo c’è anche la salvezza, cantava il poeta. Altrimenti c’è un destino di peone, fianco a fianco con Fratoianni e Bonelli.


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