Selvaggia Lucarelli, sono stata una dipendente affettiva

Nov 20, 2021

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     “Più vedevo le cose precipitare più mi rifiutavo di accettare la realtà. L’unica cosa che mi interessava era compiacerlo e non mi importava che il prezzo da pagare fosse la mia infelicità e di riflesso quella di mio figlio”. Così Selvaggia Lucarelli, scrittrice, giornalista per radio, quotidiani e tv, blogger, giudice inflessibile del programma Ballando con le stelle, descrive nel libro ‘Crepacuore – storia di una dipendenza affettiva (Rizzoli- euro 17,00) – come nel fortunato podcast “Proprio a me” (Chora Media scaricato da un milione di persone) le conseguenze più inconfessabili di una relazione tossica durata quattro anni, tra inizio idilliaco, passione, umiliazione, disperazione, abbandono, degradazione, addii, ricadute (era nei suoi 30 anni, aveva divorziato da poco ed era madre di un bambino di tre anni). In cui nulla, nella sua vita, ha avuto scampo: dal lavoro agli amici, l’ossessione per una storia che non aveva alcuna possibilità di funzionare, piano piano, come un fungo infestante, ha intaccato tutto quello che la circondava. In una conversazione con l’ANSA spiega “ho impiegato 10 anni a scriverlo nero su bianco, dopo il podcast poi ho ricevuto centinaia di lettere mail, in tanti mi hanno scritto e ringraziato, moltissime testimonianze, dovevo farlo.
        Non è un j’acuse che denuncia il narcisista, ma dipinge esattamente la concorrenza tra le due parti, tra i due attori di questa vicenda, perchè corresponsabili di una storia avvelenata di uno schema tossico”. Non a caso l’autrice dedica questo libro a tutti quelli che hanno vissuto una storia di dipendenza affettiva, a chi ne uscito e a chi crede di non avere scampo.
        Ma come può una donna affermata professionalmente, intelligente, non fiutare l’inganno?: “Fino ai 35 anni ho vissuto quasi con inconsapevolezza, poi in realtà i sintomi andavano indagati altrove. Non sto qui a fare un bignami di psicanalisi spicciola, non ho gli strumenti professionali, ma è anche vero che mettendo insieme le tante testimonianze che mi sono arrivate dopo il podcast, posso assicurare che somiglianze vi sono, come la sindrome dell’abbandono. I narcisisti si presentano sempre con un biglietto molto splendente, ti danno quest’idea di essere l’unica, sempre dal loro punto di vista, quindi l’unica a cui è concesso entrare in certi spazi, l’unica con cui si aprono. “Io sono sempre scappato”. “Io non ho mai vissuto con nessuno, ma con te…” “Col senno di poi i segnali c’erano tutti. La prima mail in cui lui, in fondo, parlava solo di se stesso e mi diceva di cercare il suo nome sul motore di ricerca. La prima litigata, per il tappo dell’ammorbidente chiuso male. Il ritrovarsi in ginocchio, nella doccia, con un unico obiettivo: pulire tutte le fughe delle piastrelle. Il lettino del bambino? Nascondiamolo nella Spa. Col senno di poi è facile riconoscere che il nome del ristorante in cui andare la prima sera fu l’ultima cosa che governai io”.
        Perchè parla di sindrome di abbandono? “Assorbiamo quello che vediamo o viviamo nella nostra infanzia, il non detto, mia madre che avrebbe voluto fare tante cose nella vita, poi non le ha realizzate. Quando ha incontrato mio padre ha rinunciato a una parte di sè convinta che lui potesse colmarla. Quel vuoto non le ha mai dato pace”. Lucarelli parla nel libro anche di annientamento e paura “perchè con le droghe funziona cosi a ogni buco, il senso di benessere ha una durata inferiore. Tu continui però a bucarti, quello che qualcuno ha definito speranza distruttiva”. Usa anche una parola: morte. “Ho parlato con decine di persone tutte la pronunciavano ‘ho rischiato di morire, sono quasi morta, pensavo sarei morto, volevo morire’.
        Proprio ieri mi ha scritto una ragazza mi ha detto che a salvarla è stato un incidente stradale, a quel punto ha compreso che era arrivato il momento di troncare”. Ci sono storie “come quadri appesi, tutti le vedono storte, tranne i due abitanti della casa. Storie che non hanno nulla a che fare con la felicità”.
        Quell’uomo, ha mai chiesto scusa, o lei è mai stata curiosa di cercarlo? “No. Credo che si è davvero guariti, quando non si ha più curiosità. Finché una volta mi sono resa conto di essere nella “sua” strada. lo racconto nel libro, e di non averci nemmeno fatto caso”. La dipendenze affettive, riguardano anche gli uomini? “Una delle storie del podcast è molto toccante e dolorosa arriva quasi all’annientamento, ha per protagonista un uomo, ha avuto una durata enorme, 10 anni”. Lucarelli è guarita è felice ha un fidanzato innamoratissimo di lei Lorenzo, più giovane di 15 anni, che fa il cuoco, il figlio che adora i film horror. Ha letto il libro Leon? “Non ancora, lo farà ma ha sentito i podcast, ha commentato, ora capisco perchè sono così, lui è molto ironico”. (ANSA).
       


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