Senza paracadute e senza più fiducia

Nov 14, 2021

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    La realtà è che stanno chiudendo, senza fare rumore, quasi rassegnati a qualcosa di inevitabile, perché da anni hanno smesso di credere alle promesse. Ti accorgi della resa solo quando cerchi un negozio che stava in quella strada e adesso improvvisamente è spento, con il locale che aspetta un nuovo inquilino, probabilmente con un affitto più alto. I commercianti e gli artigiani non sono mai di moda, neppure adesso che la pandemia li ha decimati, strappandogli di dosso l’orgoglio e la speranza. Molti erano già in bilico, perché di questa crisi di cui si parla da almeno cinque lustri non è mai passata, altri hanno scommesso poco prima che il virus arrivasse, colpendoli in quella terra di nessuno dove i debiti sono tutto quello che hai. L’ufficio studi della Cgia di Mestre calcola che negli ultimi venti mesi in Italia ci sono 327mila autonomi in meno. È il cimitero delle partite Iva. Il fallimento è la loro dea della malasorte. Una dea nera, che sa di morte. E molti di loro se la sognano la notte. Ci convivono, perché i commercianti e gli artigiani non hanno ammortizzatori sociali. Quando vanno giù, affogano. Ed è giusto così. È la legge antica della professione. Quando c’è la crisi, una crisi come questa, la sentono sulla pelle. Non si aspettano misericordia.

    Quando si parla di welfare il loro posto è sempre defilato. Non sarà mai al centro della legge di bilancio. È una povertà senza colore, spesso troppo dignitosa, di chi si vergogna a chiedere carità allo Stato. È questione di cultura, educazione, visione del mondo. Se ti hanno insegnato a rischiare e a essere padrone di te stesso non ti viene facile ricorrere all’assistenza. Quello che chiedi magari è una revisione seria degli studi di settore, una riforma fiscale e, ancora di più, non dover fare i conti con una burocrazia che per principio non si fida di te.

    Questa della fiducia è una questione strana. Lo Stato si mostra diffidente verso chi si inventa un’impresa. È come se il desiderio di profitto fosse una colpa e sicuramente nasconde qualcosa di losco. C’è una presunzione di colpevolezza. Quando invece lo Stato dà i soldi si scopre fiducioso. La presunzione torna innocente. Questo lo fa con i ricchi e con i poveri, meglio se sono anche furbi e sanno come muoversi nelle pieghe della burocrazia. Il reddito di cittadinanza è ormai, senza politiche del lavoro, puro assistenzialismo. È un welfare senza domani, ma per chi un futuro ha provato a inventarselo non ci sono paracaduti e quando cade può solo rialzarsi da solo.


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