“Si rifiuta”. Calenda cala la maschera e fugge dal confronto

Ago 6, 2022

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Sfrontato, audace, cuor di leone. Sì, ma solo finché si tratta di attaccare gli avversari. Facile, in quel caso, fare la voce grossa e mostrare i muscoli. A Carlo Calenda, peraltro, tale esercizio di spavalderia riesce anche molto bene. Tuttavia, di fronte all’ipotesi di un confronto vis à vis o di un sano duello in punta di idee, l’ardimentosa temerarietà del leader di Azione sembra venir meno di colpo. Non si spiega, diversamente, l’indiscrezione secondo cui l’ex ministro dello Sviluppo Economico si sarebbe rifiutato di essere intervistato alla Versiliana dal direttore de ilGiornale, Augusto Minzolini.

A rivelarlo è stato lo stesso direttore in un Tweet. “Vengo a sapere or ora che Calenda si rifiuta di essere intervistato da me alla Versiliana . Mi viene da ridere“, ha scritto sui social Minzolini, aggiungendo una puntuale chiosa. “Come diceva don Abbondio: ‘Certo il coraggio se uno non ce l’ha mica se lo può dare…’. Appunto pseudo liberal senza coraggio“. In effetti, l’atteggiamento del leader di Azione è alquanto strano; rifiutare un plateale confronto a poco più di un mese dal voto, poi, non è certo il miglior biglietto da visita col quale presentarsi agli elettori e all’opinione pubblica.

E pensare che, solo pochi giorni fa, era stato lo stesso Calenda a lanciare il guanto della sfida dialettica. Replicando sui social a Silvio Berlusconi, che in un tweet lo aveva rimproverato per aver “ingannato gli elettori moderati“, l’impavido leader di Azione aveva proposto al Cavaliere un confronto pubblico moderato proprio da Minzolini. “Facciamo un bel confronto televisivo. Dove vuole lei. Anche a casa sua. Anche su Rete4. Anche moderato da Minzolini. Aspetto fiducioso“, aveva scritto Calenda, ostentando una certa baldanza. Peccato però che, davanti alla concreta possibilità di rispondere alle domande del direttore de ilGiornale, il nostro si sia poi tirato indietro.

A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina, sosteneva un decano della politica come Giulio Andreotti. Ebbene, in questo caso, qualcuno potrebbe facilmente intepretare la “ritirata” di Calenda come una mossa per sottrarsi alle precise critiche ricevute di recente dallo stesso Minzolini. Fornendo ai lettori il proprio punto di vista, infatti, il direttore aveva di recente stigmatizzato la caotica virata a sinistra del leader di Azione e criticato il suo surreale stupore per la presenza di Fratoianni e Bonelli nell’ammucchiata rossa anti-centrodestra.


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