Si vota il presidenzialismo. Idea di Berlusconi dal 1995

Mag 10, 2022

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    Il centrodestra è alla prova su un tema chiave, si può dire costitutivo della sua storia politica: il presidenzialismo. Silvio Berlusconi, che da sempre si batte per l’elezione diretta del presidente della Repubblica, rivendica la primogenitura dell’idea, oltre che presente nel programma, ripetuta innumerevoli volte durante innumerevoli comizi, anche se la riforma costituzionale che approda oggi alla Camera porta il marchio di Fratelli d’Italia. Ma anche la Lega è pronta a votare sì, come annuncia il capogruppo in commissione Affari costituzionali Igor Iezzi: «Noi siamo sempre stati favorevoli».

    Berlusconi ne ha parlato ai suoi anche durante il consueto pranzo del lunedì di ieri, che si tiene con la cerchia più stretta di collaboratori. «Il sistema presidenziale è una parte essenziale, caratterizzante, della proposta politica del centro-destra, da quando l’ho fondato, quasi trent’anni fa, ad oggi» ha ripetuto l’ex premier, spinto anche dall’approssimarsi del voto in aula.

    Sono note, e anzi dichiarate dal palco, le ambizioni di Giorgia Meloni di essere eletta alla guida del Paese anche se dovesse correre da sola. A maggior ragione in questo momento, la presidente di Fratelli d’Italia è attratta dal presidenzialismo, benché essere accreditati dai sondaggi come primo partito italiano con il 22 per cento non sia sufficiente a pensare di vincere una simile sfida, almeno in assenza di un’alleanza dell’intero centrodestra che potrebbe avere piuttosto come conseguenza una conventio ad excludendum. Non è un caso che i vertici di centrodestra si siano interrotti proprio dopo la rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella, alla quale Meloni era contraria.

    Ora la leader di Fratelli d’Italia sfida alleati e nuovi sostenitori dell’elezione diretta del presidente della Repubblica. «Alla Camera si voterà la mia proposta di legge sul presidenzialismo. È il momento di dire basta ai giochi di palazzo: siano gli italiani a scegliere il prossimo presidente della Repubblica. Vedremo quanti in aula avranno il coraggio di sostenerla. Non ci sono più scuse» dichiara la leader di Fdi sui social, così da rendere pubblico il dibattito.

    Berlusconi ha approfondito il tema con i suoi collaboratori escludendo di poter votare contro una proposta che da sempre sente legata a Forza Italia. Furono gli italiani a bocciare con un referendum l’idea, contenuta in un più ampio progetto di revisione della Carta: «Io stesso illustrai la nostra proposta di riforma costituzionale, che lo prevedeva, per la prima volta alla Camera dei deputati il 2 agosto del 1995. Quella riforma, che avrebbe reso più moderne le nostre istituzioni, più pronte ad affrontare le sfide che sono seguite, fu purtroppo fatta naufragare dalla sinistra con un referendum».

    Il leader azzurro resta però convinto che «dopo ventisette anni la proposta presidenzialista non ha perso l’attualità che aveva allora». Da qui la decisione di votare insieme con il gruppo di Fdi che ha portato in aula il progetto Meloni sul presidenzialismo: «In coerenza con le politiche che ha sempre fatto Forza Italia, il nostro gruppo parlamentare alla Camera dei deputati voterà convintamente la proposta di legge presentata che sarà in discussione domani (oggi per chi legge, ndr)».

    Alle 12 è fissato il comitato dei nove in commissione Affari costituzionali alla Camera, poi alle 15 si comincerà a votare nell’aula di Montecitorio. Nel marzo scorso l’assenza di molti deputati aveva portato all’approvazione di un emendamento soppressivo del testo. Oggi, con il sì della Lega e di Forza Italia alla proposta di legge Meloni, il presidenzialismo si prepara a fare un passo avanti. A meno di nuove, inattese fibrillazioni.


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