Sognando Beckham 20 anni dopo, le inglesi mirano al trono

Lug 30, 2022

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Vent’anni fa il calcio femminile era stato il filo conduttore di film cult come ‘Sognando Beckham’, ma le ragazzine che allora speravano di emulare il campione inglese in piccoli tornei amatoriali sono molto cresciute. E le partite le giocano a Wembley. Saranno quasi 90mila gli spettatori che domenica prossima nel tempio del calcio sosterranno le Leonesse in bianco nel tentativo di scalata al tetto d’Europa, nella finale contro la Germania che conferma la vertiginosa ascesa del movimento per pubblico, sponsor e attenzioni mediatiche. A poco più di 12 mesi dalla delusione dei Tre Leoni sconfitti dall’Italia di Roberto Mancini, è grande l’attesa per il riscatto inglese al termine di un’edizione record degli Europei femminili, con una presenza complessiva negli stadi senza precedenti che ha cancellato il precedente primato, stabilito in Olanda cinque anni fa (250mila tagliandi venduti). E proprio in Inghilterra, dove le ragazze di Sarina Wiegman, ct olandese ingaggiata per garantire l’ultimo salto di qualità alla nazionale, sono state seguite da smisurato affetto nelle loro cinque uscite. Fin dall’esordio contro l’Austria, all’Old Trafford, che ha richiamato quasi 70mila spettatori.
    Un bagno di folla che ha dato una spinta decisiva nella cavalcata trionfale delle padrone di casa, dalla vittoria di misura sulle austriache al poker rifilato in semifinale alla Svezia, che è valso il biglietto della terza finale europea per l’Inghilterra, sconfitta nel 1984 dalla Svezia e nel 2009 dalla Germania. E’ l’eterna rivale, e non solo in ambito femminile.
    Nei 27 precedenti la nazionale inglese è uscita sconfitta 25 volte, anche se nell’ultimo confronto, lo scorso febbraio, ha vinto 3-1. Se l’Inghilterra ha sempre mancato l’acuto, è impressionante il record tedesco: otto trionfi continentali in altrettante finali disputate.
    A Wembley, sfida nella sfida, si affrontano il miglior attacco del torneo (quello inglese, con 20 gol) e la migliore difesa (nessun gol subito dalla Germania, eccetto un’autorete).
    Numeri che promettono grande spettacolo per una partita-evento, da tutto esaurito e che già ha catturato l’attenzione di media e social. Sulle giocatrici, ma anche sulla stessa Wiegman, che dopo aver guidato l’Olanda al trionfo nel 2017, insegue il bis affidandosi principalmente ai gol di Beth Mead, 27enne attaccante dell’Arsenal, a segno già sei volte (e 4 assist) al pari della tedesca Popp. Ma anche alla riserva di lusso Alessia Russo, origini italiane e formazione sportiva Usa, autrice di quattro gol, tutti subentrando a gara in corso.
    Le stelle di una nazionale che insegue il primo alloro internazionale, a suggello di una storia cominciata esattamente 50 anni fa, quando a Glasgow l’Inghilterra al femminile debuttava con una vittoria sula Scozia. All’epoca, solo 400 persone pagarono 20 centesimi per assistere all’incontro, domenica Wembley saranno quasi 90mila. Un pubblico da finale di Champions, che ha consigliato gli organizzatori ad irrobustire il servizio d’ordine per evitare il ripetersi dei disordini dell’anno scorso. Con il rischio di macchiare una giornata storica per le donne nel pallone che finora – come confermato anche dalla querelle giudiziaria tra le due Wags da prima pagina, Coleen Rooney e Rebekah Vardy – avevano trovato più spazio sui giornali nelle rubriche di gossip o nelle pagine di spettacolo. Ma Beckham, ora, è spettatore. 
   


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