• “Solo 100 ricollocamenti su 8mila”. Anche l’Europa si accorge del fallimento

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    Nonostante le solite, e inutili, proteste della sinistra, la presa di posizione del governo Meloni contro gli sbarchi delle navi Ong sta producendo i risultati e ora anche l’Europa si è accorta che il meccanismo di ricollocamento volontario è un fallimento, come più volte sottolineato a più riprese dall’Italia nell’ultimo mese. Era chiaro a tutti, anche se in troppi hanno strumentalizzato il caso delle navi Ong, che quella del governo italiano fosse un’azione di più ampio respiro, un modo per accendere i riflettori sulla questione migratoria per risolvere la quale la sinistra non ha mai fatto nulla di concreto quando è stata al governo negli ultimi 10 anni su 11.

    L’impegno italiano nell’accoglienza

    L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha tenuto il punto, ha fatto il suo dovere rispettando gli obblighi di assistenza e accoglienza ma ha alzato la voce chiedendo la solidarietà della quale troppo spesso l’Europa troppo spesso si riempie la bocca senza mai fare nulla di concreto in merito. La Francia ha minacciato, ha sua volta alzato la voce e ha messo in atto anche ritorsioni contro il nostro Paese: prima ha annunciato che non si sarebbe fatta carico dei 3.500 migranti che aveva promesso di prendere nell’ottica dei ricollocamenti volontari, poi ha chiamato a raccolta gli altri Paesi dell’Eu per fare lo stesso e isolare l’Italia.

    Il nodo dei ricollocamenti dei migranti

    Nessuno degli altri Stati ha, ovviamente, raccolto l’invito della Francia, che ha sollevato la polemica per essersi fatta carico di una nave su quattro che si trovavano nel Mediterraneo. Ma il nodo principale della questione è nel numero dei migranti che la Francia ha detto di non voler prendere dall’Italia: 3.500. Per giorni, il Paese di Emmanuel Macron ha portato avanti la sua narrazione (rivolta soprattutto all’interno) su questo dato, che tuttavia è puramente teorico. Infatti, entro il 2022 la Francia avrebbe dovuto farsi carico di 500 migranti, ma nei fatti, escludendo quelli della Ocean Viking, per la maggior parte espulsi perché non aventi diritto, ne ha preso appena 38. In tutto, degli 8mila che sarebbero dovuti essere ricollocati, sono usciti dall’Italia poco più di 100, per la precisione 117. E anche ponendo il caso che fossero 8mila i ricollocati, l’Italia nel 2022 ha superato i 90mila ingressi solo via mare, ai quali bisogna aggiungere quelli della rotta balcanica.

    Il commissario europeo agli Affari Interni, Ylva Johansson, in un punto stampa a Bruxelles, ha fatto il punto proprio su questo dato, ribadendo che in base al meccanismo volontario di solidarietà Ue per gli sbarchi di migranti nel Mediterraneo “abbiamo 8mila promesse di ricollocamento“, ma finora ne sono stati fatti “poco più di un centinaio“, quindi“è importante rafforzarne l’attuazione“. I ricollocamenti “continuano anche ora“, ha aggiunto Johansson, ma bisogna accelerare. Per migliorare l’attuazione del meccanismo non è necessario “essere laureati in astrofisica. Possiamo sicuramente“, ha concluso.

    Il codice di condotta per le Ong del mare

    Ma la stessa Johansson, proprio a evidenziare l’importanza dell’azione dell’Italia nelle ultime settimane, ha fatto un passaggio anche sulle Ong, spiegando che è già sul tavolo una proposta per realizzare un codice di condotta per le Organizzazioni non governative, sottolineando come ci sia la “necessità di avere maggiore coordinamento tra Stati costieri, Stati di bandiera, Ong e altri attori rilevanti. La mancanza di coordinamento è uno dei problemi, ed è importante continuare a cercare soluzioni su questo“. Tutte argomentazioni presenti nelle rimostranze dell’Italia, che ora finalmente finiranno sui tavoli europei


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