Spigolatrici d’ambiente, le donne nel cambiamento al clima

Nov 21, 2021

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    PINUCCIA MONTANARI – SPIGOLATRICI D’AMBIENTE (LIBRERIA EDITRICE FIORENTINA PP 230, 18 EURO) Se il cambiamento climatico è una sfida, ha un peso la differenza di genere. Sia come strategica chiave per il futuro sia come riconoscimento storico nella nascita di una coscienza ecologica. Da Vandana Shiva a Gro Harlem Brundt-land, a Greta Thunberg, antesignane di consapevolezze globali, c’è un filo rosa che lega le questioni ambientali a quelli delle donne e dove il patriarcato è all’origine del dominio e delle prepotenze sulla natura come sulle donne. Tanto da far dire che il “movimento ambientalista altro non è che una ‘filiazione’ di quello delle donne e che la civiltà femminista contiene ‘naturalmente’ quella ecologica”. In un volume, dall’emblematico titolo “Spigolatrici d’ambiente” (Libreria Editrice fiorentina), curato da Pinuccia Montanari, componente del Comitato scientifico Ecoistituto ReGe – che sarà presentato martedì 23 novembre al Senato – una ventina di contributi di donne italiane (e anche di qualche uomo) offrono nuovi spunti di riflessione in materia. “Il volume – spiega Montanari – si sofferma sul racconto di chi ha segnato nel mondo una svolta nel rapporto tra natura e cultura, dove la spinta gentile è il nuovo orizzonte della sostenibilità. L’idea nasce dalla necessità di far conoscere il grande impegno di donne compenti per il nostro ambiente, che normalmente passa sotto silenzio. Proprio come le donne spigolatrici che anche a fine raccolto raccoglievano e continuavano nella loro opera di conservazione delle spighe che poi sarebbero diventate cibo prezioso”. Prefazione di Amedeo Postiglione, presidente aggiunto onorario della Cassazione, la pubblicazione raccoglie le voci di vari saperi e di esperienze di vita: dall’economia, alla ricerca ambientale, all’arte, alla bioetica; dalle mamme contro gli inceneritori all’ecofemminismo, al cibo all’ agricoltura pulita. Contributi a firma, fra l’altro, di Laura Cima, Luisa Gnecchi, Anna Luise, Giovanna Sartori, Edvige Ricci. “Il verde è rosa” afferma nel suo intervento la leader ambientalista Grazia Francescato che parla di ecofemminismo e sottolinea che il termine tanto utilizzato di “sostenibilità”, nell’attuale accezione, si deve ad una donna: Gro Harlem Brundtland, premier norvegese e alla guida della Commissione Onu incaricata di redigere il rapporto “Our common future”. Era il 1987. Un concetto nuovo di “sostenibilità a tutto tondo, dunque ambientale, sociale ed economica. Un riconoscimento della sfida della complessità e una capacità di guardare al futuro, ai destini dei figli, dei nipoti, dei non ancora nati/e che confermano l’impronta squisitamente olistica di uno sguardo al femminile. La definizione sarebbe stata la stessa se a guidare la Commissione fosse stato un maschio? Ne dubito”. Francescato ricorda le altre donne che hanno contribuito e stanno contribuendo alla lotta per il cambiamento climatico in “un’ottica olistica ed illuminata delle tre ‘stelle polari al femminile’: cura, interconnessione, sostenibilità autentica”. Fra queste, Wangari Maathai, leader del movimento ambientali africano, premio Nobel nel 2004, e Vandana Shiva, scienziata indiana, voce critica del ‘malsviluppo’, che nel 1988 scriveva: “La riscoperta del principio femminile come rispetto per la vita nella natura e nella società appare come la sola strada di progresso, per gli uomini e le donne, per il Nord e per il Sud del mondo”. Posizioni passate ma anche degli attuali movimenti giovanili, come il “Fridays for Future”, guidato dall’iconica Greta, che non è l’unico. “Non a caso, i leader di questa dilagante rete planetaria sono molto spesso donne, anzi ragazze, a volte, bambine. Come Riddhima Pandey che ha cominciato a battagliare a dieci anni con una petizione ad un tribunale indiano per chiedere azioni contro il cambiamento climatico e che a dodici si è presentata all’Onu, insieme ad altri sedici attivisti/e del clima, per una formale denuncia contro l’inerzia dei governi mondiali”. Ed ancora, altri nomi ed altre storie, Alexandria Villasenor, Alice Imbastari, Lilly Plat. “Al centro dell’ecofemminismo – spiega nel libro l’esperta di bioetica Luisella Battaglia che approfondisce la questione ambientale con la prospettiva di genere – c’è la preoccupazione per la natura, il suo sfruttamento, la sua distruzione, che esprime un interesse ambientalistico ma insieme, e più profondamente, traduce un’istanza femminista, data la connessione tra oppressione delle donne e della natura”.
        Aggiunge: “La valorizzazione dei ruoli sessuali, e in particolare della specificità femminile, diviene la base di un progetto di umanizzazione della cultura e della politica: si tratta di far leva sulle capacità e le attitudini che le donne hanno sviluppato nei secoli, facendole confluire nella ‘cura’ dell’ambiente per progettare un mondo più accogliente e vivibile”. Un'”etica della cura” che costituisce, per Battaglia, un degli ambiti di riflessione filosofica più significativi del nostro tempo. Inoltre, nello sguardo femminile prende forma il legame che esiste fra la giustizia ambientale e le disuguaglianze di genere “mostrando come il sistema patriarcale, oltre che ingiusto, sia anche sconveniente” per l’economia.
        (ANSA).
       


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