Spunta un tesoretto di 22 miliardi. “Riforma del catasto senza nuove tasse”. Ma è già scontro

Set 30, 2021

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    Una Nota di aggiornamento del Def (Nadef) improntata all’ottimismo e alla «fiducia» con una crescita del Pil 2021 rivista al rialzo da +4,5 a +6% e un «tesoretto» di circa 22 miliardi da inserire in legge di Bilancio. Un buon viatico per una riforma fiscale che toccherà non solo l’Irpef, ma anche il catasto con una revisione che non comporterà un incremento del prelievo. «L’impegno del governo è che non si paga né più né prima, ma rivedere le rendite per come sono state fissate», ha spiegato il premier Mario Draghi in conferenza stampa con il ministro dell’Economia, Daniele Franco.

    Si aprono, quindi, due scenari all’interno dei quali la componente moderata della maggioranza capeggiata da Forza Italia può affermare di aver portato a casa un buon risultato. Dal punto di vista del quadro macroeconomico programmatico, infatti, la revisione al rialzo del Pil 2021 ha portato il rapporto deficit/Pil 2022 verso un sentiero di gran lunga inferiore alle previsioni iniziali, cioè al 4,4% rispetto al 5,9% del Def di aprile. Il governo ha così deciso di utilizzare un margine ulteriore di deficit per l’anno prossimo per ampliare le disponibilità della legge di Bilancio alzando l’asticella al 5,6%, cioè di circa 22 miliardi. Con queste risorse aggiuntive si finanzierà l’estensione del superbonus al 110% fino al 2023, l’assegno unico per i figli diventerà strutturale, si riformeranno gli ammortizzatori sociali e si avranno più risorse per acquistare i vaccini anti-Covid. «La politica sarà espansiva fino a quando non ci sarà recupero di quanto perso e quindi fino al 2023», ha spiegato Draghi sottolineando che questo significa rilanciare gli investimenti pubblici e attuare le riforme del Pnrr. Franco ha argomentato che in quest’ottica «ogni anno si libererà un punto di Pil», circa 19 miliardi. «Dal 2024 si penserà a ridurre il disavanzo strutturale» riavvicinandolo al tetto del 3% previsto dal Patto di Stabilità, ha chiosato il premier.

    Anche la revisione al ribasso del rapporto debito/Pil 2021 (dal 155,8% al 153,5) in ragione dell’incremento del denominatore, ha evidenziato il presidente del Consiglio, «è la prima conferma che da problema dell’alto debito pubblico si esce con la crescita». In fase di legge di Bilancio, ha proseguito, «sceglieremo quali misure contribuiscono alla crescita e quali sono indifferenti». In buona sostanza, Draghi ha rimarcato che «c’è fiducia verso l’Italia» enfatizzando il +15,5% degli investimenti pubblici che consente di «recuperare ciò che si era perso».

    Analogamente, il tema della riforma fiscale può dirsi sostanzialmente affrontato secondo i desiderata dei moderati della maggioranza. «Oggi l’Italia geografica è più piccola dell’Italia catastale, dobbiamo andare a fondo del problema», ha precisato Draghi confermando che «il governo vuole fare una operazione di trasparenza, determinare le rendite attuali e si impegna a non cambiare il carico fiscale del catasto». Per compiere questo percorso «ci vogliono anni», ha aggiunto ribadendo che «il governo non si prepara a tassare la prima casa, mi pare che ci sia una esclusione esplicita su questo punto: è una delega molto generale che prepara il terreno ai decreti delegati».

    Per il coordinatore azzurro, Antonio Tajani, «grazie a Forza Italia non ci saranno nuove tasse sulla casa; ci siamo battuti per evitare che la riforma del catasto significhi più tasse e in virtù del nostro impegno Mario Draghi si è impegnato ad evitarlo». Le dichiarazioni del presidente del Consiglio hanno comunque creato un effetto di spiazzamento nel centrodestra in quanto il documento delle commissioni Finanze di Camera e Senato approvato a fine giugno escludeva a priori un intervento sulle rendite catastali. «La riforma fiscale deve far tornare il gusto del futuro e quindi bisogna ridurre le tasse: su questo punto siamo fermissimi, dobbiamo ridare ossigeno all’economia e su questo battaglieremo in Parlamento», ha garantito Sestino Giacomoni, componente del coordinamento di Forza Italia. Per Massimo Bitonci, capogruppo leghista in commissione Bilancio alla Camera, si tratta di «una fregatura per milioni di italiani» visto che la scelta del decreto delegato impedisce al Parlamento di «correggere il tiro sul cambio di calcolo da vani a metri quadri e questo comporterà un aumento generalizzato delle rendite, che a sua volta si tradurrà in un aumento di Imu, Tari, imposta di registro e Iva». «Non voteremo mai un aumento della tassa sulla casa», avverte il leader leghista Matteo Salvini. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, ha invece invitato «le forze politiche di centrodestra che siedono in maggioranza a lasciare al proprio destino il governo delle tasse» accogliendo le critiche di Confedilizia al ritocco degli estimi.

    Ma è proprio su questo punto che il centrodestra in maggioranza (e Forza Italia in primis) vuole giocare la sua partita. La revisione degli estimi, infatti, dovrebbe essere giocata sulla digitalizzazione delle mappe rendendo «trasparenti» gli 1,2 milioni di immobili che si sottraggono al censimento e dunque, in linea di principio, non vi dovrebbe essere un incremento del prelievo. In caso contrario, si potrà giocare sui tempi lunghi della riforma. Ma la sinistra di governo, guidata dal sottosegretario all’Economia Maria Cecilia Guerra (Leu), intende la riforma in ottica di aumento dell’imposizione sugli immobili di pregio non adeguatamente accatastati. Ecco perché nel centrodestra si fa strada l’idea di indicare nella commissione che scriverà i decreti delegati «tecnici di area» per evitare sorprese spiacevoli.


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