• Stati Uniti e Cina, i 5 fronti aperti

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    Per il presidente americano Joe Biden e per quello cinese Xi Jinping il summit di Bali, oggetto di negoziati da luglio, è stato pensato per tracciare le rispettive “linee rosse” nell’ambito di relazioni sempre più complesse e orientate alla “gestione di una rivalità strategica”.

    I due leader hanno avuto dal 2021 cinque incontri virtuali o telefonici, insufficienti a chiarire i tanti dossier sul tavolo. Di seguito alcuni dei principali temi di attrito tra Washington e Pechino.
       

    * TAIWAN – Gli Stati Uniti sono preoccupati dall’assertività crescente della Cina su Taipei, i mari Cinese orientale e meridionale e più in generale sui Paesi vicini con cui ci sono pendenze relative alle dispute territoriali (come Vietnam e Filippine). Per Pechino, Taipei è “la linea rossa” per antonomasia nei rapporti bilaterali con Washington: il Partito comunista, come è emerso chiaramente al XX Congresso nazionale di ottobre, considera la riunificazione un pilastro del “rinnovamento” della nazione da realizzare entro il 2049, anno del centenario della fondazione della Repubblica popolare. La Cina invece accusa Washington di incoraggiare anche con la vendita di armi le forze indipendentiste dell’isola, considerata parte inalienabile del suo territorio da riunificare anche con la forza, se necessario.
        * UCRAINA – La guerra in Ucraina scatenata il 24 febbraio dalla Russia contro Kiev è tra gli argomenti di maggiore contrasto. Il presidente Usa sembra intravedere alcune crepe nei rapporti tra Pechino e Mosca: la parte cinese nega, ma l’influenza su Mosca e l’amicizia “senza limiti” di Xi con il leader russo Vladimir Putin sono ormai nel mirino internazionale. La Cina si è astenuta dal condannare Mosca, ma teme le ripercussioni della guerra e il clima generale che vede Pechino con crescente sospetto.
        * COREA DEL NORD – Biden ha incontrato domenica i leader di Giappone e Corea del Sud, discutendo le decine di test missilistici nordcoreani che hanno sconvolto la regione. Il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan aveva, appena pochi giorni fa, detto che Biden avrebbe comunicato a Xi che Pyongyang è una minaccia non solo per le tre nazioni, ma per l’intera regione. Con lo stallo negoziale sul nucleare, altre provocazioni di Pyongyang avrebbero portato “semplicemente a una presenza militare e di sicurezza americana ulteriormente rafforzata nella regione”, ha affermato Sullivan. Washington preme su Pechino perché covinca l’alleato e vicino Kim Jong-un a più miti consigli.
        * DIRITTI UMANI IN XINJIANG, TIBET E HONG KONG – Altro tema caldo è la violazione dei diritti umani che Usa e alleati lamentano nello Xinjiang e in Tibet, imputando a Pechino il mancato rispetto delle libertà a Hong Kong che avrebbe dovuto garantire fino al 2047, secondo i patti della restituzione dei territori da parte di Londra. La Cina, pur respingendo gli addebiti, ha sempre rivendicato le accuse come interferenze in affari interni.
        * CHIPS ACT E GUERRA COMMERCIALE – Cina e Usa sono ai ferri corti sui dazi commerciali – in una guerra iniziata da Donald Trump contro le pratiche cinesi giudicate predatorie, tra furto di proprietà intellettuale e vessazioni varie – e sulla stretta sui microprocessori avanzati e loro macchine di produzione, parte del braccio di ferro rafforzato da Biden con le nuove restrizioni all’export degli Stati Uniti. Il blocco deciso dal Dipartimento del Commercio colpisce anche i prodotti di fabbricazione straniera con la tecnologia americana nel tentativo di impedire di far avanzare la potenza militare cinese. Il Chips Act, tra l’altro, impedisce investimenti Usa in società cinesi. 
       


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