Suicida al nono mese di gravidanza. “Ora impediamo al Fisco di uccidere”

Lug 7, 2022

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La storia inizia sei mesi fa. A 36 anni, Elena – il nome è di fantasia – si getta dal balcone della sua casa a Torino. Sposata da poco, incinta al nono mese di gravidanza, non ha retto il peso del “lavoro”. Troppe scadenze, troppe responsabilità verso i clienti, il timore di non riuscire a star dietro ai carichi fiscali. Succede, o può succedere, a molti lavoratori in ogni ambito, autonomi, partite iva o dipendenti. Ma la storia di Elena ha smosso qualcosa, portando a galla il caso limite delle “mamme commercialiste”, donne che si trovano nella sfortunata condizione di dover partorire proprio mentre si avvicinano le scadenze del Fisco.

Da quel giorno, Fiscal Focus ha cercato di sensibilizzare la politica (e non solo) sul “grido di aiuto” di chi è quasi costretta a partorire in ufficio. “Ho portato benissimo la prima gravidanza, così ho lavorato fino al giorno prima del parto senza alcun problema – racconta Chiara – La piccola ha deciso di nascere con un po’ di anticipo, il 16 del mese, e durante la corsa notturna in ospedale la prima cosa che ho fatto è stato avvertire la collega e ricordarle tutte le scadenze del giorno”. Di storie così ne esistono a bizzeffe, tutte simili eppure diverse. Come quella di Elisabetta: “Per un periodo mi dimenticai di essere incinta”, poi una volta partorito “allattavo la piccola e chiudevo i bilanci”. Senza sosta. E senza potersi fermare, pena perdita del lavoro.

Il problema è semplice, in fondo. Se sei un dipendente pubblico o privato, quando arriva il momento di dedicarsi al bimbo vai in maternità e lì finisce. Certo, magari ci saranno difficoltà nel rientro post parto. Magari dobbiamo ancora evitare che le carriere si infrangano di fronte al sogno di un pargolo. Però il caso delle commercialiste è diverso: se salta una scadenza, il cliente è nei guai e tu pure. Nel migliore dei casi perdi il fatturato, nel peggiore ti tocca pagare. “Al corso pre parto ricordo altre ragazze serene tranquille – racconta Silvia – La collega dipendente s’è fatta la crociera a Dubai in gennaio tanto aveva ferie. Io dovevo correre se volevo tenermi il lavoro”.

Il problema principale è legislativo. Dopo il tragico caso di Giorgia, una commercialista uccisa dal cancro e costretta a lavorare fino al giorno della morte attaccata alle flebo, la politica si è mossa e ha approvato un emendamento alla legge di Bilancio per tutelare la malattia dei professionisti. Resta però ancora scoperto il “buco” della gravidanza: una professionista, al momento del parto, deve comunque fare i conti con le scadenze improrogabili del Fiisco se non vuole incorrere in sanzioni. Come fare, dunque? Ieri sono stati depositati tre emendamenti al decreto Semplificazioni da parte di Lega, Fratelli d’Italia e Azione. Portano le firme degli onorevoli Ravetto, Bignami e Angiola. “Rimasi scioccato quando nello scorso mese di febbraio si suicidò la giovane commercialista – dice al Giornale.it Angiola – È una situazione che segna migliaia di professioniste, bisogna modificare la legislazione vigente”.

L’obiettivo è quello di garantire che – in caso di inadempienza di un obbligo verso la pubblica amministrazione – nei 14 giorni pre e 14 giorni post parto “nessuna responsabilità” possa essere imputata alla professionista o al suo cliente. Per adempimenti si intendono tutti quelli esercitati dalle commercialiste verso la Pa, in particolare “gli “obblighi di natura tributaria, contributiva, assicurativa, previdenziale, di accertamento e giudiziaria”. In sintesi: se stai partorendo, non devi preoccuparti di alcuna una scadenza. Non ci saranno sanzioni e potrai recuperare il tutto a tempo debito.

Semplice, eppure complesso. Perché il “caos fiscale”, come lo chiama il direttore di Fiscal Focus Antonio Gigliotti, ha raggiunto livelli così “inaccettabili” che ormai farsi largo tra le scadenze è da mission impossible. “Mentre ero in ospedale con le contrazioni – dice Lara – mi ha chiamato l’Agenzia delle entrate: ‘Dottoressa non si è presentata al contraddittorio’. Ovviamente non l’hanno rimandato”. Se sei incinta, insomma, l’unica soluzione è programmare il cesareo sperando che tutto vada bene. “A me si sono rotte le acque in studio – racconta Debhorah – e ho completato ciò che era in scadenza prima di correre in ospedale e partorire in 15 minuti”. È normale?

Non dovrebbe, ma è la norma. “Molte professioniste sono state costrette anche a sottoporsi a cure psichiatriche. Altre hanno dovuto scegliere tra la gravidanza e la carriera. Altre ancora non riescono a perdonarsi di essersi persi gli anni in cui i loro figli erano ancora bambini”, racconta Gigliotti. “È inutile parlare di semplificazione se il numero degli adempimenti fiscali non tutela la salute, la gravidanza e le pari opportunità all’interno di chi opera nel mondo delle professioni. Il tutto con il rischio di spingere alcune professioniste anche ai gesti più estremi. Mi auguro che questo emendamento sia votato trasversalmente da tutte le forze politiche. In caso contrario, il fisco potrebbe continuare ad uccidere”.


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