“Sulle stragi in Nigeria la religione non c’entra”. Il cortocircuito della sinistra in Europa

Giu 10, 2022

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    A quattro giorni dalla strage nella chiesa di San Francesco ad Owo, nello Stato nigeriano dell’Ondo, il governo di Abuja rompe il silenzio e punta il dito contro l’Iswap, i miliziani dello Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale. “Siamo stati in grado di localizzare i responsabili di quest’orrendo attacco. In base a tutti gli indizi, ci stiamo concentrando sull’Iswap”, ha detto giovedì il ministro dell’Interno, Rauf Aregbesola. “Sono degli animali, desiderosi d’attenzione e riconoscimento e sono sospettati di aver sferrato quest’attacco”, ha aggiunto il politico. Insomma, per le autorità locali dietro l’assalto che ha provocato 40 morti e più di 80 feriti nel giorno della festa di Pentecoste ci sarebbero ancora una volta i soldati del Califfato.

    Gli stessi che hanno colpito martedì scorso anche in un villaggio a nello Stato nord-orientale di Borno. I terroristi hanno fatto irruzione nel villaggio di Magdala, nel distretto di Dikwa, e rapito cinquanta persone. Ventitré corpi sono stati ritrovati senza vita, massacrati dai miliziani jihadisti. “La frequenza e la portata della violenza in Nigeria è sconcertante”, ha commentato il vice presidente esecutivo della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Ed ha ragione. Nel Paese lapidazioni, rapimenti di sacerdoti, assalti alle chiese e carneficine, come quella rivolta contro i 127 fedeli raccolti in preghiera ad Owo, si susseguono con frequenza quasi settimanale. Ma gli eccidi continuano a passare sotto silenzio.

    E il fatto che il dibattito sulla strage dei cristiani in Nigeria nella plenaria di mercoledì scorso dell’Europarlamento a Strasburgo sia stato relegato alla fine della giornata politica è significativo. La mattanza di Owo è stato l’ultimo argomento toccato dai parlamentari dopo una lunga giornata di discussioni sui temi più disparati: dall’Ucraina al 55%, fino alle “minacce al diritto all’aborto nel mondo” e ai “partenariati volti ad attirare talenti con i paesi del Nord Africa”. Eppure, nei giorni immediatamente successivi all’assalto contro i cristiani nigeriani, il Partito Popolare Europeo aveva chiesto che venisse convocato un dibattito urgente con l’approvazione di una risoluzione. La proposta è stata bocciata, ufficialmente per motivi tecnici, e cioè il raggiungimento del limite massimo del numero di risoluzioni d’urgenza da approvare mensilmente.

    “La persecuzione dei cristiani nel mondo è un fenomeno troppo spesso sottovalutato. Attacchi come quello di oggi in Nigeria devono essere contrastati, lavorando anche a una rapida risoluzione della crisi alimentare che rischia di fomentare il terrorismo”, aveva scritto su Twitter il vicepresidente del gruppo, Antonio Tajani. Ma a Strasburgo non tutti sono pronti a parlare esplicitamente di violenze anti-cristiane. L’eurodeputata belga dei Socialisti e Democratici, Maria Arena, ad esempio, nel suo intervento ha sostenuto che l’insicurezza in Nigeria nasce dai “cambiamenti climatici, dalle politiche di esclusione dalle terre e dalla crescita della popolazione”. “Tutto questo – ha aggiunto – porta al conflitto tra due comunità, quelle degli agricoltori e quelle dei pastori”. Non si tratta quindi di “un conflitto etnico e religioso”. E “le scorciatoie che ci portano a leggere la Nigeria attraverso le nostre lenti – avverte – ci portano a fare osservazioni sbagliate e a fornire risposte altrettanto sbagliate”.

    Parole che hanno suscitato indignazione tra i conservatori. Carlo Fidanza, del gruppo Ecr, promotore del dibattito ha parlato di “negazionismo”. “La verità – ha attaccato l’europarlamentare – è che i cristiani in Nigeria vengono massacrati perché credono in Cristo, perché la loro presenza è un fattore di sviluppo sociale e culturale che dà fastidio a troppi”. “L’Unione europea, che versa centinaia di milioni di euro alla Nigeria, – ha incalzato – deve pretendere in cambio dal suo governo che difenda strenuamente la libertà religiosa, che è un diritto umano fondamentale”.

    Dello stesso tenore anche le parole del leghista Alessandro Panza. “Sono molto amareggiato che un dibattito così importante venga relegato all’ultimo dibattito della sera, con un’aula vuota, come se fosse qualcosa da nascondere sotto il tappeto o di cui vergognarsi”, protesta. “L’Europa – ha ricordato – ha nelle sue fondamenta le radici cristiane, che vi piaccia oppure no. È quindi un obbligo, è un dovere morale per l’Europa diventare baluardo della difesa della cristianità nel mondo”.


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