• Sussidio agli occupabili per 8 mesi, poi la riforma del sistema dal 2024

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    Sulla stretta al Reddito di cittadinanza per gli occupabili c’è di fatto un rinvio al 2024. Nelle aspettative si sarebbe dovuto partire da subito sulla platea di 660 mila potenzialmente occupabili calcolati da Anpal. Alla fine, però, nonostante nella maggioranza ci fosse una visione univoca sulla revisione del sussidio, misura simbolo del Movimento 5 Stelle, ha vinto la proposta caldeggiata dal ministro del Lavoro, Marina Calderone, di un cuscinetto di un anno. Gli occupabili potranno quindi godere del beneficio fino al 31 dicembre del 2023, ma con una riduzione delle mensiltià a otto mesi. Al momento il sostegno sarebbe salvo anche a favore di chi rientra nella categoria dei destinatari in grado di lavorare, ma solo per il periodo limitato di 12 mesi e con dei paletti. Dopodichè, a partire da gennaio del 2024, ognuno dovrà essere in grado di camminare sulle proprie gambe. Avranno un anno per formarsi, in appositi corsi, per essere accompagnati nella ricerca di un posto di lavoro, poi dovranno dire addio al reddito. Questo, almeno, è quanto trapela prima di andare in stampa.

    La soluzione ponte sarebbe stata trovata dopo un serrato confronto. Nel tentativo di reperire più risorse possibili da destinare alle misure clou della manovra, dal taglio del cuneo alle pensioni alla flat tax, il reddito è entrato tre le possibili fonti di coperture e come tale si è tentato di spremerne il più possibile. Cancellarlo subito, dal primo gennaio 2023, per tutti gli abili al lavoro avrebbe permesso di recuperare un discreto tesoretto da 1,8 miliardi, ma avrebbe impattato fin da subito su 660 mila percettori in un anno in cui è possibile una recessione economica. Una proposta fin troppo tranchant che alla fine non ha fatto breccia. Pare difficile, infatti, immaginare che quelli che nelle tabelle dell’Anpal aggiornate a giugno scorso sono soggetti alla sottoscrizione del patto per il lavoro, possano effettivamente immediatamente in grado di entrare nel mercato di domanda e offerta. Secondo le statistiche, il 73% di loro non avrebbe mai lavorato, non avrebbe quindi alle spalle alcuna esperienza e avrebbe anche un basso tasso di scolarità. Da qui ci sarebbe nata l’intenzione di appoggiare l’ipotesi di un periodo di transizione.


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